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Nel post precedente riportavo alcune notizie che potrebbero soprendere, e dicevo che a me, invece, non soprendono affatto. Stamani ancora leggo:

Gli USA appoggiano la CIna comunista abbandonando Taiwan e il Tibet al loro destino 
Gheddafi sembra che si rifugi… in Venezuela!

Molti perché possono nascere nel cuore di chi, come la maggioranza delle persone, vede solo "il fatto compiuto". Ma sotto c'è una storia che nasce, cresce e solo alla fine appare alla superficie. Ma ancora, queste notizie appaiono solo come "strani" fenomeni isolati. Solo lo studioso che segue in profondità da tempo la genesi e lo sviluppo di queste forze conosce il legame intrinseco. Se uno lasciasse da parte per un momento la fobia della "teoria del complotto" e provasse, per esperimento mentale, a considerare il fatto che in questo momento sulla scena mondiale ci sono tre forze che disputano il controllo del pianeta (lo schema globalista, islam e comunismo russo-cinese), che per il momento sono tatticamente alleate per spazzare via le ultime resistenze (culturali e politico-militari: eredità giudeo-cristiana, chiesa cattolica, sovranità nazionale e forza economico-militare USA, lo Stato di Israele) per poi fare i conti tra di loro, allora queste notizie che paiono slegate tra di loro, appariranno come le logiche epifanie di questa situazione. Il cuore delle cose è in profondità, quello che galleggia, senza conoscerne la genesi, è solo disorientamento.

Da 14 anni seguo le "immersioni" di Olavo de Carvalho. E continuo a seguire il suo lavoro poiché in questi anni, le sue analisi, le sue previsioni e le sue letture si sono puntalmente avverate. 
Se qualcuno desidera, buon tuffo. 

«Max Weber, quando lo accusavano di esagerare nelle sue diagnosi, rispondeva: “Esagerare è la mia professione”. La boutade si riferiva, naturalmente, alla tecnica dei “tipi ideali”, con la quale l’autore di “L’etica protestante e lo spirito del Capitalismo”, nel descrivere una condotta, un sentimento, un comportamento, ampliava certi tratti tipici per una maggior nitidezza dell’oggetto puro, isolato da differenze e somiglianze accidentali.

Ma si riferiva anche, più profondamente, alla missione dell’analista sociale in generale, che deve guardare le cose in una scala che non è quella della attualità evidente, visibile nei dibattiti pubblici e nei mass-media popolari, ma deve scavare in cerca dei semi, non raramente modesti e discretissimi, dove il futuro si sta generando lontano dagli occhi della moltitudine.

Se c’è una cosa che nessun studioso della società e della Storia ha il diritto di ignorare, è che il potere dei fattori dominanti del corso delle cose è, nella maggioranza dei casi, inversamente proporzionale alla sua visibilità presente. È qui che nasce lo scarto tra i rispettivi “sensi di realtà” degli osservatori della vita di tutti i giorni, meri constatatori del fatto consumato, e dello studioso che si immerge in acque profonde per sapere cosa deve venire a galla domani o in futuro. Con l’aggravante che il fatto consumato ha senso soltanto per chi lo ha visto crescere fin dalle radici. Per gli altri, tutto è sorpresa disorientante o mera coincidenza»
(Olavo de Carvalho, “Perguntas proibidas”, Diário do Comércio, 8 agosto 2011)

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