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La tradizione rivoluzionaria – 3

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 18 de julho de 2011

(originale)

La mostruosa superiorità del movimento rivoluzionario davanti ai suoi avversari di tutti i tipi non si limita, è chiaro, al campo della disinformazione strategica. Nulla si può paragonare alla sua capacità di mobilizzazione di masse in qualsiasi paese del mondo, quando non i tutti, e in un tempo quasi istantaneo. 

Due esempi classici:
(1) La guerriglia del Chiapas, che, mille volte sconfitta sul terreno militare, finiva per ottenere tutto quello che voleva in campo politico, grazie alle proteste che si susseguivano immediatamente, in decine di paesi, a ogni vittoria del governo messicano. 

(2) Le manifestazioni popolari che avvennero a tempo di record dopo il mortifero attentato del dicembre 2003 in Spagna, proteste rivolte non contro i terroristi, ma contro…il governo spagnolo. 

In questi episodi, come in centinaia di altri simili, salta agli occhi l’articolazione del movimento rivoluzionario, che unifica terrorismo, disinformazione e preteste di massa. L’invulnerabilità politica della guerriglia in Chiapas è servita come modello allo studio The Advent of Netwar, di John Arquilla e David F. Ronfeldt, pubblicato dalla Rand Corporation (che può essere scaricato da questo site), che in maniera pioneristica descrisse la nuova struttura “in reti”, infinitamente più efficace, che aveva sostituito la vecchia gerarchia monolitica dei partiti rivoluzionari. La mobilizzazione istantanea di questa rete collocava il governo messicano in una ingloriosa lotta contro un nemico evanescente, “onnipresente e invisibile””, che nessuna forza armata avrebbe mai potuto controllare (cfr. il mio articolo “Em plena guerra assimétrica”, Diário do Comércio, 24 luglio 2006).

Il caso spagnolo illustra ancora più chiaramente la forza della egemonia culturale come preparazione del terreno per grandi operazioni che articolano la disinformazione e proteste di massa. Davanti alla brutalità degli attentai, un governo conservatore intossicato e indebolito da timori “politicamente corretti”, piantati nella mente della classe dominante con decenni di anticipo, si sentì inibito a ferire le suscettibilità islamiche e preferì, in un primo momento, attribuire il crimine all’ETA, la guerriglia basca. In meno di ventiquattro ore la massa organizzatissima, chiaramente preparata in precedenza, era per le strade protestando contro l’inefficienza del governo nell’individuare i veri colpevoli. Fu la fine del gabinetto conservatore (cfr. il mio articolo “Exemplo didático”,Jornal da Tarde, 25 marzo 2004 ).

Per favore, pensateci su un momento e rispondetemi: esiste nel mondo una qualche articolazione di destra, conservatrice o reazionaria capace di giocare in questo modo al gatto e al topo con i governi rivoluzionari come questi fanno con tutti gli altri governi?

Osservate solo il caso della Russia: con il suo contingente raddoppiato, il KGB conta oggigiorno con migliaia di pseudopodi sparsi per tutto il mondo, che operano legalmente sotto il travestimento di banche, industrie, imprese di consulenze, il diavolo; ha, tra l’altro, a suo servizio la mafia russa, che fin dall’inizio degli anni ’90 possiede il dominio su tutte le grandi reti criminali del mondo, dalla Siberia alla Colombia (cfr. Claire Sterling, Thieves' World: The Threat of the New Global Network of Organized Crime, New York, Simon & Schuster, 1994, e anche Helène Blanc e Renata Lesnik, L’Empire de Toutes les Mafias, Paris, Presses de la Cité, 1998), più il terrorismo islamico che è creatura sua (cfr. Ion Mihai Pacepa, “The Arafat I Knew” ) e tutti i movimenti rivoluzionari militanti del mondo, adesso uniti a essa da legami sempre più complessi e difficili da registrare. Che potere, nel mondo, si è mai organizzato per affrontare una cosa così? Per favore, non mi cadete nel ridicolo di menzionare la CIA, organizzazione incomparabilmente minore, il cui essere inerme davanti a questa macchina infernale è stata comprovata già centinaia di volte. 

Per peggiorare ancora di più le cose, resta il fatto che l’elite economica occidentale, che una opinione pubblica babbiona immagina ancora impegnata a difendere la democrazia e la libertà, già da molti decenni si è lasciata sedurre dalla proposta di “governo mondiale”, che porta con sé i tratti inconfondibili dell’ideale rivoluzionario: un progetto di società ipotetica che debba venir realizzato mediante la concentrazione del potere. Concentrazione tra l’altra molto più densa di quella prevista da qualsiasi dei progetti rivoluzionari precedenti, giacché si basa nel totale controllo della psicologia delle masse da aprte di una elite di “ingegneri comportamentali” illuminati (cfr. Pascal Bernardin, Machiavel Pédagogue – Ou le Ministère de la Réforme Psychologique, Éd. Notre-Dame des Grâces, 1995). La convergenza di questo progetto con l’utopia socialista è talmente accentuata che, nei paesi occidentali, il KGB non ha bisogno di spendere un centesimo per promuovere la demolizione “politicamente corretta” della morale e delle istituzioni: il servizio è fatto interamente sotto gli auspici della elite globali sta miliardaria, nella cui avanguardia si distaccano George Soros e la famiglia Rockefeller.

Il segreto della egemonia rivoluzionaria è semplice: continuità e intensità del dibattito interno. In qualsiasi conflitto, cruento o incruento, il contendente che dura di più è, per definizione, il vincitore. Già il classico simbolismo cinese indicava il potere attivo, sovrano, con una linea continua, mentre la passività con una linea spezzata. La fragilità delle resistenze che si oppongono all’avanzata rivoluzionaria vengono dal fatto che anche le entità più antiche, più adatte, quindi, a sostenere obiettivi a lunga scadenza, come la Chiesa cattolica, la Casa Reale britannica, la comunità giudaica, la massoneria o perfino lo stesso governo americano, hanno le loro finalità proprie, distinte e limitate, che entrano solo occasionalmente e in casi puntuali in disputa diretta con il movimento rivoluzionario nella lotta per il potere mondiale, che è, per esso, l’obiettivo costante e unificatore di tutti i suoi sforzi. La visione del movimento rivoluzionario che queste entità hanno è accidentale e spezzettata. È negli intervalli di questa linea discontinua che il movimento rivoluzionario si insinua, utilizzando per i propri fini le energie di quelli che avrebbero tutto per essere i suoi più efficienti e temibili avversari. 

(continua)
 

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