Ieri hanno tentato di truffarmi. Poiché me ne sono accorto prima che la cosa si concludesse, mi piacerebbe sapere come sarebbe finita, perché non riesco a capirlo. Vediamo.

Mi trovavo all’Esquilino. Avevo fissato con un amico all’angolo tra via Carlo Alberto e via Rattazzi per andare in un certo posto. C’era una (o due?) manifestazione dalle parti di Piazza Santa Maria Maggiore, oppure in via Merulana verso San Giovanni, non capivo. Fatto sta che il traffico era congestionato e c’era una gran confusione. Mentre lo aspetto, una macchina rallenta e uno dentro mi saluta. Dapprima faccio finta di nulla, poi mi accorgo che insiste. Accosta la macchina un attimo e abbassa il finestrino. “Ciao, come stai?! Da quanto tempo!”. Con il lavoro che faccio vedo moltissime persone ogni giorno; capita che le persone si ricordino di te ma non tu di loro. Quindi si prende tempo, si resta sul vago cercando di chiamare a raccolta i ricordi, di carpire un indizio etc. Ecco il primo punto: pare brutto non ricordarsi di una persona mentre lei si ricorda di te! Questo è un appoggio chiave, scatta una specie di complesso di colpa e tu viene “agganciato”. E infatti il tizio: “Non ti ricordi di me, vero?”. “No…”, rispondo con sincerità. “Sono il figlio di Antonino, il portiere, quello che è emigrato in Germania”. Ora, per l’appunto io abito in un posto dove c’è il portiere. Quello attuale non è Antonino: ma io abito là solo da sei anni e so che quei portieri si passano il posto da padre in figlio. “Potrebbe essere il padre dell’attuale, io non l’ho conosciuto…”, penso tra me. Decido di guadagnare ancora tempo.

E qui c’era un altro indizio, che però ho realizzato solo dopo: il tizio inizia a raccontare che è emigrato in Germania, ha sposato una tedesca, si trova benissimo, là funziona tutto, grande qualità di vita, un investimento per la sua esistenza, la moglie ha una orologeria di famiglia, ben avviata, un successone, etc. Quello che lì per lì non ho realizzato, benché lo stessi notando, era la velocità con il quale raccontava la storia, tipico di chi l’ha detta decine e decine di volte. Poi mi chiede: “Stai qui adesso o vai ancora a Firenze?”. Cavolo, mi dico: ma allora sa chi sono davvero… Il mio accento fiorentino non è forte, quando non sono in contesti familiari: lunghe permanenze all’estero e in varie parti di Italia, anni di teatro lavorando sulla dizione, anni di Brasile, mi hanno occultato la “c”, il th, etc. Mah.

Improvvisamente tira fuori come da un campionario una scatola. “Guarda, ti voglio fare un regalo. Ho qui degli orologi del nostro negozio. Non sono riuscito a venderli, me li mangeranno alla dogana con le tasse, preferisco regalarteli a te. Guarda…” e apre la scatola: due orologi, uno da uomo e uno da donna. Pacchiani, non li metterei mai in nessuno dei due casi, però non faccio testo con i miei gusti sugli accessori, come si dice… “Grazie ma non c’è bisogno” farfuglio. “No, prendili è un ricordo di me, sei sempre stato una persona così gentile”. Inizio a drizzare le antenne. Ora la gente in strada aumenta, suonano clacson, stiamo ingombrando la viabilità. Inizio a ritirarmi, in effetti con la scatola in mano. Lui guarda nello specchietto e dice: “Solo una cosa, se proprio vuoi darmi una mano, ma non è pagare gli orologi… è che sono a zero con la benzina e non ho contante…”.

A quel punto è come se qualcuno mi avesse dato una manata nella nuca. Appoggio la scatola sul suo sedile e dico “Venditi questi, str****”. Il tizio inizia, allora, con una incredibile violenza improvvisa, a esprimersi in un qualche dialetto meridionale, ma non sono riuscito a capire quale, facendo apprezzamenti sulla mia genitrice e appena vede che sto tirando fuori il notes e la penna per annotare la targa, rapidamente sgomma, fa un’inversione e sparisce. Non sono riuscito ad annotare nulla perché in quel momento mi sono distratto dall’arrivo del mio amico e per la velocità con il quale si era allontanato. E un po’, ammettiamolo, perché mi davo del bischero per non essermi svegliato prima.
La mia curiosità è: cosa sarebbe accaduto se avessi preso gli orologi? La truffa era solo i dieci, venti euro che avrei potuto dargli per la benzina? Quegli orologi erano rubati? Erano di plastica? Mi avrebbe dato una scatola vuota dopo avermeli mostrati?

Martedì scorso un tassinaro, da Fiumicino, ci aveva provato: invece del prezzo fisso di 40 euro aveva azionato, mentre parlava simpaticamente, il tassametro con bandiera 2! L’ho investito di improperi e lui con la maggior naturalezza lo ha spento e ha iniziato a dire: “non l’avevo acceso!” I miei improperi allora salivano e lui “Scherzavo, si calmi! Lo giuro, sulla mia coscienza, non volevo fregarla”…

Eppure, continuo ad amare immensamente questa città…

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