La tecnica dell’oppressione seduttrice

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 19 de dezembro de 2011

(originale in portoghese)

Oggigiorno, negli USA, un padre di famiglia può venir espulso di casa, con la proibizione di vedere i figli e obbligato a versare quasi tutto il suo salario in alimenti, anche senza che ci sia una sola prova che abbia fatto o pensato di fare una qualsiasi cosa sbagliata. Basta che sua moglie dica alla polizia – anche senza nemmeno un testimone – che egli ha minacciato di picchiare o di abusare dei figli. Quando il poveretto è avvisato che ha ventiquattro ore per uscire da casa e vedere la propria vita dissolversi in aria come vapore, egli si reca dalla polizia e reclama che non è giusto essere condannato senza un minimo diritto di difesa. L’autorità, allora, con l’aria più tranquillizzante dell’universo, risponde: “Amico mio, non c’è bisogno di difesa perché lei non sta venendo accusato di nulla. È solo una misura precauzionale – che può, questo è vero, essere rinnovata indefinitamente e durare per tutto il resto della sua porca vita. Lei verrà arrestato solo se violerà l’ordine, tentando di incontrarsi con i suoi figli fuori dagli orari prescritti (se ve ne saranno) o passando vicino dalla sua vecchia casa in un raggio, diciamo, di due chilometri, o cercando briga con la sua signora nel caso che ella, liberata dalla sua oppressiva presenza, vada a letto con uno, due o quindici uomini. Mi stia bene.”

Il cinquanta per cento dei bambini americani vive senza uno dei due genitori – quasi sempre senza il padre. Una delle conseguenze dirette è l’aumento esponenziale dei casi di pedofilia domestica, dove le statistiche mostrano che il responsabile è quasi sempre il compagno della madre. Nelle università, i discepoli di Georg Lukács e Theodor Adorno si fregano le mani, vedendo compiersi senza grosse difficoltà, e con il commosso appoggio del buonismo protestante e cattolico, il progetto marxista di distruzione della famiglia, che i loro maestri vedevano come condizione indispensabile al trionfo del socialismo.

Tutto questo iniziò con l’aria più inoffensiva che si possa immaginare, come campagna di protezione della donna contro “l’oppressione machista”. Chi, in retta coscienza, sarebbe contro una cosa del genere? Poco a poco, nella misura che acquista forza di legge, la provvidenza umanitaria comincia ad ampliare il suo raggio fino a trasformarsi in un incubo, in uno strumento di oppressione mille volte peggiore dei mali che le sono serviti di pretesto, perché adesso è ufficiale e si sostiene con il potere della polizia, dei tribunali, del sistema educativo e della propaganda massiccia che demonizza gli accusati al punto che nessuno ha più il coraggio di dire una parola in loro favore.

E i risultati sociali catastrofici? Sono spiegati come effetti di altre cause, che a loro volta forniscono il motivo per altre misure umanitarie, consegnando sempre di più a gruppi di attivisti cinici il monopolio dell’autorità morale e estendendo in modo illimitato il potere di intervento della burocrazia statale nella vita privata. Il problema è, ad esempio, la pedofilia? Si accusa l’educazione cattolica (sebbene il numero di pedofili tra i preti sia minore di qualunque altro gruppo di educatori) e, con un poco di abilità, si convince persino il Papa a prostrarsi davanti ai mass-media urlanti. I ragazzi educati senza un padre sono insicuri, timidi, deboli? Ottimo. Con qualche giochetto retorico, sono portati a credere che sono transessuali latenti, disadattati, poverini, nell’ambiente sociale machista. Sono turbolenti, anti-sociali? Ancora meglio. Ecco la prova che la società capitalista è intrinsecamente violenta, generatrice di brutalità. E così via. Ogni nuovo effetto malefico della guerra culturale porta con sé già pronta, preparata in precedenza, una teoria ingegnosa che butta la colpa sulla famiglia, sulla religione, sul capitalismo – su tutto e su tutti, eccetto sugli autori dell’effetto, gli attivisti pagati con i soldi dei contribuenti per pianificare, nelle università, la meticolosa e sistematica distruzione della società.

La tecnica è sempre la stessa. Primo, si scopre un gruppo sociale scontento e si indicano i colpevoli, producendo contro di essi una tempesta di libri, films, tesi universitarie, programmi di TV, articoli di giornale, conferenze, dibattiti, tutto quello che volete. Segnati a dito in pubblico, guardati con sospetto dai vicini, i membri del gruppo accusato cominciano a ritenere prudente distanziarsi dal gruppo, cambiando il vocabolario, cambiando i propri comportamenti, per infine unirsi al coro degli accusati, per dare una maggior verisimiglianza alla loro conversione. L’atto successivo è concepire leggi e provvedimenti amministrativi per legare le mani ai malvagi e, dopo, punirli. Vinta la battaglia legislativa, inizia la tappa decisiva: “ampliare la democrazia”, estendere l’area dei “diritti” conquistati fino a che, dialetticamente, si convertono in mezzi di oppressione statale contro i quali ormai non si potrà più dire nulla senza incorrere, ipso facto, nel sospetto di essere un reazionario nostalgico dei vecchi mali, già superati, “incompatibili con l’alto stadio di civiltà nel quale ci troviamo”.

Il circuito è così ripetitivo che le sue vittime non lo percepiscono con chiarezza solo perché, nel decorrere del processo, hanno via via acconsentito che venissero tagliate le proprie lingue e di parlare soltanto il linguaggio dei propri accusatori, diventando, automaticamente, incapaci di proteggersi. In Brasile, la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, enfatizzando il proprio “orrore a verso qualsiasi discriminazione” nell’instante stesso in cui muove una debole opposizione al progetto di legge PL 122 [progetto di legge “anti-omofobia” che di fatto criminalizza, penalmente, ogni espressione di disaccordo con l’agenda gaysta, che vede le Chiese tra i principali obiettivi della legge, NdT] è l’esempio di più chiaro al momento.

Pensate a questo quando vi sentirete tentati a credere che le leggi “anti-omofobiche” abbiano qualcosa a che vedere con i diritti umani degli omosessuali o di chi volete. Hanno invece a che vedere, questo sì, con la soppressione della libertà di coscienza, compresa quella degli stessi omosessuali che desiderano restare cristiani e che, oggi o domani, desidereranno difendere il proprio diritto di pensare – come lo pensarono Oscar Wilde, Julien Green, Octávio de Faria, Lúcio Cardoso, Cornélio Penna e tanti altri omosessuali illustri – che quello che fanno a letto, sebbene paia loro irresistibile e sommamente delizioso, sia un peccato.

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