Oggi pomeriggio subito dopo pranzo, mentre stavo per uscire a fare una passeggiata e recarmi verso San Giovanni e il Colosseo, ho dato uno sguardo al Corriere online e ho visto che annunciavano l’audio di un paio di telefonate tra il comandante della Costa Concordia Schettino e quello della Capitaneria di Porto De Falco. Le ho ascoltate. Ancora non era esploso il tamtam mediatico che ha trasformato in tormentone-business quel secco “vada a bordo cazzo!”, e l’audio mi aveva fatto assai riflettere.
Mentre risalivo via Merulana ho capito cosa mi aveva colpito della telefonata: De Falco trasmetteva l’energia dell’archetipo del Guerriero, uno degli archetipi maschili più potenti. C’erano tutte le caratteristiche: la decisione, la forza, la chiarezza mentale, il valore (“mi deve dire quante donne, quanti bambini, quante persone anziane ci sono sulla nave!”), le regole, la sicurezza. La sua voce sprigionava energia maschile. Dall’altro capo del telefono c’era un Bambino, ossia, vista l’età, un Non Adulto: che cercava scuse e giustificazioni, che non affrontava le sue responsabilità, che era preda della sua paura infantile, che non aveva cercato un riscatto dell’irresponsabile gesto che aveva fatto, che si lamentava come un ragazzino che sta per mettersi a piangere.

Mi stacco dall’identificazione delle singole persone, il giudizio sulle quali non spetta a me. De Falco e Schettino sono per me due simboli: in De Falco ho sentito l’attivazione dell’archetipo e un flusso di energia maschile positiva che mi ha dato vigore. È lo stesso che accade quando leggi le belle pagine di Tolkien su Aragorn o Faramir,  oppure ascolti il discorso di Enrico V prima della battaglia di Anzicourt nell’omonima tragedia di Shakespeare. Dall’altro capo del telefono ho sentito invece alcuni dei cancri che rodono al cuore le radici della nostra civiltà occidentale: il lamentismo dell’eterno Nonvogliocrescere, la  piccineria vigliacca del non fermarsi del pirata della strada, il “non è colpa mia!” sempre e comunque e via orripilando: la mancanza, insomma, di un uomo adulto.

Sono convinto che una delle tragedie della nostra civiltà occidentale sia l’epidemia inarrestabile di misandria, a tutti i livelli. Abbiamo tolto dai propulsori del nostro vivere quotidiano l’energia maschile sana, quella che dovrebbe farci coraggiosi, pronti al sacrificio, capaci di difendere ciò a cui crediamo, ad auto-trascendere i nostri bisogni immediati in vista di un valore più alto, quelle risorse che solo possono essere trasmesse ai figli da un padre.

L’abbiamo sostituita con i gridolini isterici di una banda di peter pan ombelicocentrici, o con la violenza cieca e ottusa dei Conan-il-barbaro, ombra (nel senso junghiano) degli archetipi maschili fondamentali. E tutto questo non è avvenuto per una cieca fatalità storica. La de-maschilizzazione è una delle componenti del delirante progetto di distruzione della civiltà occidentale, in favore di una nuova antropologia, che dura da un’ottantina di anni.

Il risultato mi pare evidente.

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