Potevi rubarlo, come molti fanno purtroppo, avrebbe fatto meno male.

Potevi metterlo in tasca, nel maglione, in borsa: è una piccola biblioteca, super specializzata ma piccola, abituata da quasi un secolo a ricevere soltanto studiosi da “manuale”, con lunghe barbe bianche, occhialoni da miopi… Non ha il controllo elettronico, ha un bibliotecario che non guarda torvo ogni persona che tocca un libro, e si fida. Ne hai approfittato, squallido figuro…

Potevi fare una fotocopia, una fotografia; potevi copiare il pezzo che ti interessava, fare una scheda bibliografica, autocentrato ombellicocentrico pigro che non sei altro.

No, tu hai voluto tagliare le due misere pagine di quel libro; non c’erano miniature, non c’erano rare incisioni. Erano soltanto due misere pagine di una rivistina degli anni ’80, che parlava di eredità greca dell’Italia meridionale. Una rivistina che non esiste più, che è introvabile, che hai mutilato per sempre. Ci hai impedito per sempre di sapere cosa ci fosse da pagina 361 a pag. 364.

Ho visto quasi piangere una professoressa greca che cercava una citazione tra quelle pagine. Ha alzato gli occhi, sgomenta, mostrandomi il libro: senza parole, davanti a un gesto che non ha senso.

Per cosa, poi? Per una tesi? Per qualche misero articolo finito in una rivista simile?

Non hai avuto alcun scrupolo di tagliare due pagine da un libro di una biblioteca.

Chissà dove sei adesso.

Chissà cosa hai fatto nella vita.

Uno come te è capace di tutto.

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