Alcune settimane fa avevo scritto un post su J. Severo e sulla persecuzione che soffre dalle lobbies gayste e abortiste a causa delle sue convinzioni religiose. Riportavo un articolo di Olavo sul caso. Alcune parti di quell’articolo sono la descrizione perfetta di quello che dimostra il caso del militante no TAV che insulta il carabiniere. Per lettori affezionati dico solo: ascoltate quello che dice il militante e avrete un esempio perfetto, preclaro, da manuale di quello che è l’inversione rivoluzionaria e la mente rivoluzionaria di cui parla Olavo de Carvalho e di cui abbiamo tante volte parlato su questo blog. Per chi fosse capitato da queste parti da poco tempo, segua i tag “inversione rivoluzionaria” e “mentalità rivoluzionaria”. Credo valga la pena riportare di nuovo quanto ha scritto Olavo.

“…gli attivisti immaginano, sentono e credono di essere, all’interno del loro teatrino mentale, dei coraggiosi combattenti per la libertà che lottano contro il centro stesso del potere oppressore, quando in realtà sono proprio loro il braccio del più grande schema di potere che mai sia apparso al mondo, l’alleanza dello Stato con gli organismi internazionali, le grandi fortune globaliste e tutti i mass-media in blocco, tutti insieme contro focolai isolati di resistenza, ingenui e sprovveduti idealisti che, a torto o a ragione, nulla guadagnano e tutto rischiano per restare fedeli ai loro valori.

È la caricatura grottesca, l’inversione totale del coraggio civico, la perdita radicale del senso di equivalenza di forze, delle leggi dello scontro onorevole che un tempo vigevano perfino nelle risse da strada, tra delinquenti, e oggi sono scomparse completamente nei cuori di coloro che, per colmo di ironia, continuano a considerarsi la parte più illuminata della popolazione.

Chi ha insegnato loro ad essere così? Chi ha strappato dalle loro anime il senso più elementare di giustizia, di onore, di amore al prossimo e perfino quella tolleranza che tanto esaltano a parole, sostituendolo invece con l’odio proiettivo, insano, misto al terrore, che nel volto dell’opponente vede solo l’immagine del demonio che li impaurisce da dentro e li porta a sentirsi minacciati quando invece minacciano, perseguiti quando perseguono, oppressi quando invece opprimono, odiati quando odiano?

Chi ha insegnato loro a temere a tal punto gli argomenti che vengono da una voce solitaria che, al più piccolo pericolo di ascoltarla, sentono la necessità di soffocarla con grida e minacce, e credono di essere per questo l’apoteosi della democrazia, della libertà e dei diritti umani? Chi li ha indottrinati per arrivare a credere che qualsiasi sfida alle loro convinzioni è un crimine e non possa essere tollerato nemmeno per un istante? […]

Chi ha insegnato loro a disprezzare a tal punto la realtà e ad attaccarsi a insane leggende, caricate di odio ingiusto contro innocenti che mai hanno fatto loro del male se non quello di non essere d’accordo con le loro opinioni e che non hanno, tra l’altro, la benché minima difesa contro gli attacchi multimiliardari e ben alimentati che si muovono contro di essi?

[…]

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