Incondizionato

amore alla menzogna

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio,
12 de março de 2012

La traduzione brasiliana del magistrale studio di Tony Judt, Passado Imperfeito. Um Olhar Crítico sobre a Intelectualidade Francesa no Pós-Guerra (Rio, Nova Fronteira, 2012) [tit. orig. Past Imperfect: French Intellectuals, 1944-1956, University of California Press, 1992, NdT], avvenimento eccezionale in un mercato librario ampiamentte dominato dalla letteratura di auto-glorificazione sinistrista, fornice alle anime sincere che ancora resistono in questo paese l’occasione di meditare uno dei fenomeni più salienti – e deprimenti –  della politica mondiale dell’ultimo secolo e mezzo.

Il periodo su cui si concentra il libro si è segnalato per l’ostinata tenacità con la quale alcuni degli intellettuali di maggior spicco della Francia– Jean-Paul Sartre, Maurice Merleau-Ponty, Emmanuel Mounier, Edgar Morin, Claude Roy e tanti altri – fecero sforzi sovrumani per egare dei fatti ben provati e, così facendo, diventarono complici del genocidio comunista, responsabile da solo di un numero di morti maggiore di quello delle due guerre mondiali sommate insieme.

Nella vecchiaia, molti di quei collaborazionisti storici pubblicarono libri di memorie, dove, ammettendo alla fine il crimine, cercavano e ricercavano attenuanti psicologiche, ciascuno di essi sottolineando piccole differenze del proprio caso personale in modo da apparire meno colpevole degli altri.

Non cerco, qui, nemmeno di riassumere le sottili e meticolose ricerche con le quali lo storico britannico (autore di molte altre opere importanti sulla sinistra francese, come Marxism and the French Left e Socialism in Provence), cerca di svelare il senso storico di questa epidemia di degradazioni morali, seguita, dopo mezzo secolo, di un festival di scuse ridicole.

Tutto quello che posso fare è raccomandare la lettura del suo libro e segnalare, di passaggio, che l’abietta condotta di quegli intellettuali eminenti non fu un caso isolato. Al contrario: fare orecchie da mercante al clamore dei fatti e alla voce della coscienza, passando da lì all’occultazione attiva e agli attacchi pieni di odio contro i testimoni della verità, è stato un comportamento ripetitivo e immutabile delle elite sinistrista ogni volta che i fatti vanno di contropelo a ciò che essi desidererebbero proclamare. Ugualmente costante è il riconoscimento tardo della verità soffocata, imbottito sistematicamente con ammortizzatori sofistici e cambiamenti di discorso ricercatissimi che finiscono per fare della pretesa confessione un nuovo crimine.

Forse non è vero che per decenni la intelligentzia sinistrista degli USA ha negato con tutti i mezzi la patente realtà della penetrazione di agenti sovietici nelle alte sfere del governo di Washington, arrivando a coniare un termine di grande effetto pubblicitario – il “maccartismo” – per marcare con il marchio di infamia qualsiasi tentativo di rivelare dei fatti che dopo l’apertura degli Archivi di Mosca ormai nessuno può più negare in sana coscienza?

Questa stessa gente non insistette forse nel dipingere i rivoluzionari di Mao Tze Tung con i tratti rosei di “riformatori agrari cristiani”, disarmando qualsiasi resistenza e preparando il cammino per la liquidazione di settanta milioni di innocenti da parte della più sanguinosa dittatura che il mondo abbia mai conosciuto?

I luminari dei mass-media newyorkini non si impegnarono forse a mille per il sistematico occultamento del carattere comunista della Rivoluzione Cubana per riconoscerlo soltanto quando lo Stato poliziesco castrista si era ormai così consolidato al punto di non  poter più essere rimosso?

L’intera militanza di sinistra non ostentò forse, e ostenta ancora, un’aura di sublime idealismo umanitario per aver boicottato l’intervento in Vietnam, quando sapeva perfettamente che il ritiro delle truppe americane avrebbe prodotto come inevitabile conseguenza la presa del potere da parte dei comunisti e l’instaurazione del terrore genocida che, in quel paese e nella vicina Cambogia, avrebbe visto liquidare in pochi mesi tre milioni di persone, tre volte di più di quanto ne avevano uccisi i trenta anni di guerra?

E chi non ha visto, la settimana scorsa, i mass-media americani, incapaci di confutare le prove schiaccianti della falsificazione dei documenti del presidente Barack Hussein Obama, optare per nasconderle sotto ogni sorta di insinuazioni e congetture sulle possibili e impossibili motivazioni intime degli investigatori?

Anche nello stesso Brasile, non avete visto l’intero beautiful people dei mass-media, delle università e del Parlamento negare e occultare per sedici anni l’esistenza e le azioni del Foro de São Paulo, ammettendola soltanto, tra eufemismi e anestetizzazioni di un cinismo senza uguali, quanso si sentì sicuro che la rivelazione era ormai troppo tarda per detenere la presa del potere in scala continentale da parte di quella organizzazione criminale?

Non vedete proprio adesso come la parola “verità” sta venendo prostituita e svuotata di ogni sostanza, nel servire come nome a una commissione il cui proposito più ovvio è di nascondere i crimini di un partito sotto l’ampliamento iperbolico dei crimini dell’altro?

Che questa costanza, che questa persistenza ostinata nel negare l’innegabile sia soltanto una collezione di curiose coincidenze, o che tutto non sia altro che errori di percorso accidentali nel quadro di una vita intellettuale che resta, escluso questi episodi, perfettamente sana e nobile, ecco due ipotesi folli che il pensiero razionale deve considerare, in limine, come sintomi aggravati del medesimo desiderio di occultazione.

Al contrario, ciò che genera tutto questo è un unico e sempre lo stesso seme perverso, la cui identità si rivela nella costanza inesorabile con la quale i suoi frutti spargono sangue, terrore, umiliazione e fallimento in tutti i quadranti della terra.

Questa radice è quella che ho chiamato “mentalità rivoluzionaria”. Essendo per essenza una inversione strutturale del senso del tempo, dell’azione e dell’ordine reale della cause, la mentalità rivoluzionaria è anche e necessariamente odio alla verità, odio alla coscienza, odio a tutto quanto il cuore umano, nel suo più intimo, sa e non può negare. È la scelta radicale e intransigente per la menzogna.

Annunci