Ancora una trascrizione dalla trasmissione TrueOutspeak di Olavo de Carvalho di questa settimana. Cerchiamo di nuovo di suggerire degli strumenti di riflessione per capire il nostro momento storico.

[01:28] Oggi vorrei iniziare con alcuni argomenti senza la comprensione dei quali non è possibile comprendere assolutamente nulla della politica mondiale di questo tempo. Quando uno sente dire che vive in una democrazia, uno si immagina un sistema nel quale, nonostante qualche trama sordida che i politici ordiscono dietro le quinte, lo schema di potere che controlla la società sia essenzialmente uno schema trasparente, che coincide più o meno con la struttura visibile delle istituzioni dell’esecutivo, del legislativo e del giudiziario. Uno schema che, in ultima istanza, possa essere controllato dal popolo: sia mediante la pressione del clamore pubblico, sia per mezzo dell’esercizio del voto. Gli eventuali residui occulti, qua e là, vengono sempre, prima o poi, portati alla luce da un bravo giornalista, che stura la latrina, apre e fruga nelle fogne e pone i cospiratori e i ladri alla luce del giorno, perché essi soffrano le pene della legge e la esecrazione popolare. Nonostante qualche caduta occasionale, più meno grande, nel suo insieme il sistema è ben areato con il buon vento della libertà di stampa e funziona secondo le esigenze della libertà e della ragione, senza doverci essere la minima preoccupazione.

Bene, il problema è che da più di vent’anni a questa parte questo sistema non esiste più. Il potere di governi sulle persone è oggi praticamente incontrollabile, riducendo a soltanto un astrattismo giuridico la differenza tra democrazia e dittatura. Attenzione, quello che dico non è affatto una teoria del complotto. Complotti esistono, è chiaro; e soprattutto esiste la cospirazione globalista. Ma non è stata essa a produrre questo stato di cose: al contrario, questo stato di cose è la condizione previa senza la quale nessun progetto come questo del governo globale sarebbe stato neppure immaginabile. Di fatto oggi c’è un gruppo di poteri economici, maestosi, che stanno creando sotto il nostro naso un governo globale immunizzato contro qualsiasi tentativo di controllo popolare. Ma non è stato questo che ha prodotto questa situazione. È essa che ha creato la condizione perché questo governo potesse esistere.

Tutto ciò è il risultato della convergenza di tre fattori: il primo stava avvenendo già dagli anni ’30 del secolo XX ma che ha preso una forza straordinaria negli ultimi decenni. La complessità crescente dell’amministrazione pubblica fornisce ai governi ogni tipo di strumento per impiantare qualsiasi misura che desiderino, senza dover passare da alcun controllo legislativo, dibattito popolare etc. Se si esaminassero, una a una, le decisioni fondamentali che durante i passati venti anni hanno cambiato la struttura di potere nel mondo, diluendo sovranità, trasferendo poteri dello Stato a organismi sovranazionali, si vedrebbe che praticamente nessuna di esse è stata discussa in un parlamento. Sono state tutte misure di carattere amministrativo, decreti provvisori, circolari, decisioni di tribunali, e così via. Quindi, se tu vuoi impiantare una decisione e non vuoi che non venga neppure discussa nel Parlamento né che appaia sui mass-media, è molto facile: la impianti con questi strumenti indiretti. Con enormi vantaggi: ad esempio, se passi per un dibattito parlamentare saranno necessari mesi e mesi; mentre se usi la sentenza di un giudice, entra immediatamente in vigore. Idem una circolare, una “misura provvisoria”, un decreto, etc.  […]

Il secondo fattore è che i mezzi di comunicazione di praticamente tutto il mondo occidentale si sono concentrati nelle mani di una mezza dozzina di gruppi economici strettamente legati al governo, in una simbiosi tra pubblico e “privato” (privato tra virgolette, appunto) oggigiorno così caratteristica. Qui negli USA canali televisivi e giornali sono nelle mani appena di sei gruppi economici. Bastano sei persone che si telefonino tra loro per mettersi d’accordo su cosa si può o no pubblicare. Questo significa che la concorrenza giornalistica non esiste più […]. L’uniformità crescente dei mass-media in tutto il mondo occidentale è un fenomeno patente oggi; non c’è alcuna differenza nel notiziario del Le Monde, London Times, New York Times, Washington Post: è tutto esattamente la stessa cosa, la stessa opinione e la stessa selezione di notizie. […] Tradizionalmente i giornali si dividevano tra una parte che tentava di essere la più oggettiva possibile, quella delle notizie; e una parte di commenti, dove si esprimevano le opinioni e le linee del giornale. Oggi è esattamente il contrario. La parte dei commenti è assolutamente innocua, inoffensiva; la vera opinione appare nella selezione o nella esclusione dei fatti. È qui, a seconda di cosa un giornale pubblica o non pubblica che si vede il vero orientamento politico del giornale: non in quello che scrive nell’editoriale, che non ha la minima importanza.

Il terzo fenomeno è la crescita formidabile di mezzi scientifici e tecnologici di controllo, di ingegneria comportamentale, che mettono a disposizione dei governi e di qualsiasi organizzazione sufficientemente potente, gli strumenti per far cambiare modo di comportarsi a una intera popolazione in una settimana, in un modo tale che la popolazione nemmeno percepisca che è cambiata! Instillano nuovi comportamenti, nuovi valori, nuovi sentimenti, con una facilità impressionante. Poiché la popolazione non è informata sull’esistenza di questi mezzi, essa è la prima a collaborare per far diventare l’operazione invisibile. Ossia, la persona è manipolata ma essa è la prima a dire che non è manipolata, che è un soggetto indipendente, che pensa con la propria testa, etc. Ora, francamente, è qualcosa che tu stesso puoi osservare nella tua esperienza quotidiana: tutti dicono di pensare con la propria testa, e però tutti pensano in modo uguale! Non è una cosa fantastica?! Come è che in mezzo a così tante intelligenze indipendenti tutte arrivano allo stesso risultato? Non è meraviglioso? Ad esempio, nel libro di Pascal Bernardin, Machiavel pédagogue ou Le Ministère de la réforme psychologique, (1995), egli mostra come queste tecniche di ingegneria comportamentale costituiscono oggi quasi il 100 % dei sistemi educativi di tutto il mondo. La persona viene modellata fin dai sette anni di età, quando è totalmente indifeso. È chiaro, poi, che non ricorderà più da dove entrò quella idea nella sua testa, da dove abbia ricavato quella convinzione. Alla fine tutto ciò diventa una seconda natura. Questi valori gli sono inoculati senza possibilità di confronto, di valutazione di una alternativa. Significa che una certa linea di opinioni, di comportamenti desiderati è impiantata nel bambino come se fosse la vera realtà delle cose, non come una alternativa in mezzo ad altre. Non ci sarà mai una possibilità di discussione, perché le alternative sono completamente assenti, fin dall’educazione elementare…[11:49]

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