Alcuni giorni fa avevo postato la trascrizione di una parte della trasmissione settimanale True Outspeak . Gli stessi punti, con alcune varianti, sono stati ripresi in un articolo. Penso possa essere interessante tradurre l’articolo per integrare il post precedente.

Onnipresente e invisibile

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 26 de março de 2012

(originale)

Nel sentir parlare che vive in una “democrazia”, il cittadino comune immagina che, nonostante alcune trame ordite dai politici dietro le quinte, lo schema di potere che domina la società coincida con la struttura visibile delle istituzioni e, in ultima istanza, che possa essere controllato mediante la pressione del clamore popolare o l’esercizio del voto.

Qualche residuo nascosto, qua e là, sarà prima o poi rivelato dai coraggiosi giornalisti che sturano le latrine e frugano nelle fogne, esponendo ladri e cospiratori alla luce del giorno perché soffrano i rigori della legge. Nonostante qualche caduta occasionale, nell’insieme il sistema, areato dai buoni venti della libertà di stampa, incarna gli ideali illuministi della trasparenza e della razionalità.

Sono spiacente di informarvi che da almeno venti anni questo sistema ha smesso di esistere. Il potere dei governi sulle popolazioni civili è già praticamente incontrollabile, riducendo sempre di più a un mero formalismo giuridico la differenza tra democrazia e dittatura. Non si tratta di nessuna “teoria del complotto”. I complotti esistono, ma non sono essi che producono questo stato di cose. Al contrario, è questo che rende possibile oggigiorno la creazione di un governo mondiale onnipotente, immunizzato contro qualsiasi tentativo di controllo popolare. Il fenomeno è la risultante di tre fattori:

Primo: La complessità crescente della amministrazione pubblica, continuamente rinforzata dai contributi della tecnologia e delle scienze sociali, fornisce ai governi strumenti per impiantare le misure che vogliono senza passare per il controllo legislativo e per il pubblico dibattito. Delle decisioni fondamentali che hanno alterato la struttura di potere nel mondo negli ultimi due decenni, diluendo sovranie nazionali e trasferendo l’autorità degli Stati a organismi internazionali, solo una infima parte è arrivata a essere oggetto di dibattito parlamentare, e la maggioranza di esse neppure ha avuto dalla stampa una copertura proporzionale alla vastità delle conseguenze politiche che hanno prodotto.

Secondo: La progressiva concentrazione dei mezzi di comunicazione nelle mani di un ridotto numero di grandi gruppi economici intimi del potere dello stato, associata alla occupazione delle redazioni da parte di una nuova generazione di giornalisti ideologicamente compromessi, ha trasformato giornali, riviste e canali televisivi, da veicoli di informazione e dibattito ad agenzie di ingegneria comportamentale e di controllo politico. La censura di notizie sconvenienti, l’esclusione di opinioni divergenti, la promozione sfacciata degli idoli della sinistra, la militanza sistematica a favore degli obiettivi propugnati dalla rivoluzione globali sta sono diventati ormai quasi delle norme di redazione. Dal giorno alla notte, valori e criteri esplosivamente rivoluzionari, ostili ai sentimenti di quasi tutta la popolazione, sono passati ad essere rappresentati come se fossero l’opinione maggioritaria e obbligatoria, lo standard supremo della normalità. In tutto l’Occidente non c’è, ad esempio, un solo grande giornale o canale televisivo che non tratti qualsiasi opposizione alle proposte gayste e abortiste come condotta aberrante e criminale, dando l’impressione che i nuovi codici di comportamento che si vogliono impiantare siano consensi universali e millenari, rifiutati soltanto da fanatici e malati mentali. È evidente che tutto questo non è giornalismo, è un teatro psicologico pianificato per produrre mutamenti comportamentali. È l’ingegneria della compiacenza.

Terzo: La caduta dell’URSS ha lasciato dappertutto disorientate e orfane le masse militanti, liberando un enorme potenziale umano che, non sapendo vivere senza una “causa sociale” che giustifichi la loro esistenza, è stato facilmente rimaneggiato per marciare, adesso sussidiato abbondantemente dall’élite finanziaria, sotto le nuove bandiere della rivoluzione globale. È stata la vittoria completa del fabianismo e del gramscismo sulle versioni più arcaiche del movimento comunista. Con impressionante velocità, le militanze locali sono state unificate, creando, per la prima volta nella Storia, la possibilità di mobilizzazioni di massa quasi istantanee su scala mondiale – la più formidabile massa di pressione politica e intimidazione psicologica che il mondo abbia mai conosciuto.

Sotto l’influsso di questi tre fattori, la vecchia democrazia rappresentativa è diventata soltanto il travestimento giuridico e pubblicitario di nuovi schemi di potere che la maggioranza dei cittadini non comprende e in generale non conosce.

Grazie a questo, l’avanzata della tirannia globale è oggi così rapido, così intenso, che per registrare la successione quotidiana di fatti che la esemplifichino, necessiterebbe un intero giornale, non questo povero commentario settimanale.

Non passa un giorno senza che si creino nuove strutture di potere, nuovi mezzi di controllo sociale, nuovi strumenti di manipolazione psicologica destinati a avere un impatto brutale, non solo nella politica e nell’economia, ma nella vita privata e nella mente di tutti gli esseri umani posti sotto la sua orbita. E questi fatti si sviluppano, quasi tutti, ai margini dell’attenzione pubblica, sia perché sono prodotti con mezzi burocratici discreti, che evitano il dibattito, sia perché non arrivano a essere menzionati nelle notizie, sia perché ne viene data notizia di proposito in modo deficiente, sommario ed eufemistico, in modo che soltanto una frazione minima e inoffensiva della popolazione si renda conto della loro vera portata e del loro vero significato.

Il sogno di Antonio Gramsci, il “potere onnipresente e invisibile”, è già una realtà in tutto il mondo occidentale.

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