Sarà stato il caldo, sarà stata l’ora tarda, ma ieri sera non ho potuto contenermi. Passi per i discorsi sull’oro e i diamanti che la Chiesa tiene sul fercolo di Sant’Agata mentre ci sono i poveri, passi per lle ricchezze del Vaticano con le quali si sconfiggerebbe la fame nel mondo, passi la premessa a tutto “io non mi intendo di cose di chiesa però…” e giù con una serie di considerazioni su come e perché e sarebbe meglio che… ma all’ennesima uscita sulle scarpe di Prada del Papa non ho retto più, dando uno show come da anni non davo. La povera signora ha continuato a mormorare scuse fino a che non sono rientrato nel portone di casa. Non ce la faccio più a sentire usare come opinione personale da lanciare nelle discussioni i pacchetti preconfezionati, le idee prêt-à-porter fornite da quotidiani e media. Le ho citato almeno quattro fonti da cui aveva attinto quello che pensava fossero sue opinioni, e quando le ho mostrato, nel mezzo dello show, che fino a quel momento non aveva detto nulla, dico nulla che non fosse la ripetizione pappagallata della stampa, che non aveva detto una cosa, dico una soltanto che fosse una idea sua, … il silenzio è sceso nella stanza, ho guardato l’orologio, ho educatamente salutato e ce ne siamo andati.
A casa, poi, mi è venuto in mente questo vecchio articolo di Olavo.

Barbarie mentale

Olavo de Carvalho
Jornal do Brasil, 15 de fevereiro de 2007

(tratto dall’originale portoghese)

L’altro giorno, in una discussione in internet, un ragazzo che ogni tanto scrive articoli politici ci ha assicurato che tutti i santi e profeti della cristianità volevano soltanto potere e denaro, che Gesù era nato da un adulterio e che i giudei sono un popolo di ladri.

Facendo finta di non notare quanto tali affermazioni fossero offensive e perfino passibili di una denuncia, il tizio ha avuto ancora l’ardire di posare di educanda ferita quando gli ho risposto con un paio di parolacce che mi sono venute sul momento, alle quali ne aggiungerei ancora un’altra dozzina dopo aver riflettuto con maggior calma sulla condotta del suddetto e misurare l’estensione del suo essere canaglia.

Come se non bastasse, il tizio si auto-dispensava di offrire una qualsiasi prova delle tre accuse, limitandosi a dire che le aveva lette in Voltaire, e in seguito gettava sui cristiani e sugli ebrei l’incarico di confutarle con fatti e argomenti, dichiarando che sarebbero stati colpevoli di disonestà intellettuale se non lo avessero fatto. Come si può rispondere educatamente a un attacco odioso e pieno di pregiudizio, rinforzato da una cinica inversione dell’onere della prova? Le parolacce volgari, così come la capisco io, sono state inventate proprio per le situazioni in cui una risposta delicata sarebbe complicità con l’intollerabile.

Per quanto possa sembrare incredibile, alcuni studentelli sono accorsi in soccorso dell’insolente, consolandolo dei maltrattamenti sofferti da parte del suo sboccato oppositore, così carente di “argomenti”.

Nel Brasile di oggi [solo in Brasile?! NdT] le cose stanno così: qualsiasi accusa cretina lanciata in aria senza il benché minimo appoggio si arroga la dignità intellettuale di un “argomento” ed esige una risposta cortese da coloro i cui sentimenti ha appena finito di ferire nel modo più crudo e impietoso. Incitando alla repulsione e, al contempo, soffocandone l’espressione, questo tranello intrappola l’interlocutore in una camicia di forza verbale, usando maliziosamente le regole stesse del dibattito educato come componenti di una trappola psicologica maliziosa e sadica. È un trucco inventato dalla propaganda nazista e comunista, ma, “nêfte paíf” [intraducibile: significa letteralmente “in questo paese” ma imita un difetto di pronuncia di Lula, NdT], è diventato un procedimento usuale oggigiorno nelle discussioni pubbliche.

L’episodio, irrilevante in sé, è assai significativo del presente stato di barbarie intellettuale. Parlare di “crisi culturale”, in tali circostanze, è un eufemismo. In un epoca in cui uno psicopatico adolescente può fare a pezzi il corpo di un bambino [un fatto di cronaca del tempo, NdT] e venir poi difeso come vittima del capitalismo, il discernimento elementare del giusto e dello sbagliato è ormai diventata una operazione troppo complessa per i cervelli brasiliani [solo brasiliani?!NdT]. Nelle piccole come nelle grandi questioni, vige la stessa stupidità magniloquente, la stessa brutalità mentale ornata di bei pretesti.


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