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Il 9 luglio scorso, a 91 anni, è morto dom Eugênio Araujo Sales, Cardinale Arcivescovo emerito di Rio de Janeiro. Uno degli ultimi “grandi” pastori della Chiesa, e non solo brasiliana.

Fu Arcivescovo per una trentina d’anni. Era considerato un “conservatore” nel senso peggiorativo che gli imbecilli (in senso etimologico) usano dare. Il movimento gaysta aveva aperto contro di lui una infame campagna giudiziaria, vero e proprio assedio, coinvolgendolo in 98 processi al contempo. Durante il regime militare fu un punto di riferimento per i perseguitati politici, senza mai cedere all’ideologia sinistrista ma solo per carità cristiana e senso di responsabilità col suo gregge, in quanto pastore.

Mi hanno colpito due cose. La prima, la grande, enorme affluenza della gente semplice, affezionatissima a dom Eugênio (“dom” è il titolo che in Brasile si usa per i vescovi). È quando c’è la risposta veramente popolare, non organizzata da una qualche militanza, che si vede battere il cuore di un popolo. E vedere la gente di Rio, vederne i volti e il sincero dolore per il loro pastore, mi ha profondamente commosso.

L’altro fatto, stupendo, durante la messa: quando la bara di dom Eugênio è entrata nella cattedrale (a mezzogiorno, mentre tutte le 262 chiese di Rio de Janeiro suonavano al contempo), un volontario ha liberato una colomba bianca. Ebbene, questa si è posata sulla cassa, vicina al volto di dom Eugênio, e vi è restata più di un’ora, durante tutta la processione di entrata, quando la cassa è stata posta a terra e durante quasi tutta la messa. Alcuni reporter hanno tentato di dire sciocchezze, come “il simbolo della pace”, come se dom Eugênio fosse un vendolino o un bersanino qualsiasi.

Col cavolo.

Per posarsi così, sulla cassa di quello che è stato definito “la voce del Papa in Brasile” a causa della sua fedeltà al magistero della Chiesa e alla Sede Apostolica; sulla cassa di un vescovo che ha lasciato scritto nel suo testamento “voglio morire fedele al Papa”; un uomo del quale l’Arcivescovo di Rio ha detto “un pastore che si è preso cura del gregge, ha affrontato i lupi ed è diventato un segno non solo per la Chiesa ma per tutta la società”; di un vescovo che per tutta la sua vita ha veramente fatto ciò che aveva scelto come motto episcopale Impendam et Superimpendar

…secondo voi, di cosa sarà realmente simbolo, quella colomba bianca?
(la colomba appare al minuto 03:00)

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