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La storia per gli antichi aveva una funzione di vari exempla per imparare cose utili alla propria vita. Il Brasile è un esempio di campo di applicazione, purtroppo con successo, delle strategie di ingegneria sociale tese a distruggere i legami di una antropologia e di un insieme di valori profondamente cristiani per mezzo della disarticolazione del sistema educativo e legislativo. Dal 1997, anno in cui ho iniziato a vivere in Brasile, e negli ultimi anni in cui passo tre mesi all’anno qua per insegnare, ho visto una caduta a precipizio della preparazione accademica di questo paese e l’invasione silenziosa ma adesso pandemica della dittatura del politicamente corretto, della orwelliana “psicopolizia”, e di una serie di leggi così assurde che nessuno può credere che esistano (come l'”aiuto ai detenuti”, un salario che viene pagato alla famiglia di ogni detenuto per il tempo in cui il detenuto sta in prigione…Se qualcuno rapina o ammazza uno, il governo passa ad aiutare la famiglia… della vittima? No, del criminale. Non ci credete, vero? Ecco il site ufficiale del governo). E’ di questi giorni un progetto di legge che capovolge completamente ogni valore nella gerarchia dei reati (per informazioni – in portoghese – qui): alcune perle: a) omissione di soccorso per una persona: da 6 mesi a un anno di prigione o multa; omissione di soccorso a un animale: da uno a quattro anni di prigione.b) guidare senza patente, mettendo in rischio la salute o l’integrità fisica delle persone: da uno a due anni di prigione; trasportare animali non in condizione adeguate mettendo in richio la loro vita o la loro incolumità fisica, da uno a quattro anni di prigione; c) attualmente è considerato stupro ogni relazione sessuale con minore di 14 anni; il progetto di legge abbassa l’età a 12 anni. Sarà considerato reato di sfruttamento della prostituzione minorile solo se il minore avrà sotto i 12 anni… Senza parlare dei subdoli attacchi alla legislazione anti-aborto del Brasile (finora né Lula né Dilma hanno avuto il coraggio di proporre la cosa apertamente, perché sanno che ancora la stragrande maggioranza della popolazione è contro; vanno erodendo piano piano i principi legislativi per provocare un cambiamento a lunga scadenza, diabolicamente pazienti…); oppure delle misure “anti-omofobia” che hanno espliciti obiettivi vescovi e superiori religiosi…

Ma la cosa che mi ha sempre colpito è che queste misure “assurde” sono quelle che garantiscono sempre il successo dei loro autori. Mi interessa capire il meccanismo. Perché il Brasile è un caso di successo pieno di queste strategie. Ma anche noi siamo obiettivo dello stesso attacco. La presenza capillare della Chiesa, la maggior preparazione culturale media dei nostri sacerdoti, vescovi e laici e negli ultimi quasi vent’anni dei governi che non hanno implementato le direttrici “morali” che vengono dalle centrali globaliste (per adesso: Vendola&C. sono alle porte), hanno ridotto per adesso i danni, non fatto cessare gli attacchi. Basta vedere come tutti i temi “sensibili” (omofobia, casamento gay, eutanasia, animalolatria, etc.) sono nei programmi dei nostri, sono esattamente uguali nei programmi del governo brasiliano, sono uguali a quelli dell’UE, etc. Esattamente uguali. Che coincidenza, eh? L’unico in cui trovo spiegazioni e chiavi di lettura utili, confermate da 15 anni di ininterrotta lettura e viste sempre avverarsi dopo averle lette con anni di anticipo, è Olavo de Carvalho. Ecco qua un interessante articolo sulla situazione attuale in Brasile con interessantissime annotazioni profondamente utili anche per noi. Ah, inutile dire che Olavo dice questo da quasi vent’anni…

L’ingegneria del disordine

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 12 de setembro de 2012

 (originale portoghese)

Tutti sanno che la base elettorale dell’ex-presidente Lula, così come quello della sua succedritice, sta nelle file dei beneficiari dei fondi del programma Fome Zero (Fame zero). Sebbene l’origine del programma risalga al governo di Fernando Henrique Cardoso, l’imbroglione-capo [Lula, NdT] è riuscito  talmente a fonderlo con l’immagine della sua persona, che la moltitudine di coloro che ricevono questi soldi hanno paura che votargli contro sia uccidere la gallina dalle uova d’oro.

Agli inizi promise, invece che questo, di fornire loro un lavoro, ma dopo prudentemente si astenne dal farlo e preferì, con abilità da mafioso, ridurli alla condizione di dipendenti cronici.

La persona che esce dalla miseria per entrare nel mercato del lavoro può restare grato, per un certo periodo di tempo, a chi gli dette una tale opportunità, ma col passare degli anni finisce per comprendere che la sua sorte dipende dal suo sforzo personale e non da un favore ricevuto tempo prima. Invece, colui la cui sussistenza proviene da favori rinnovati tutti i mesi diventa un leccaculo compulsivo, un servitore devoto del “Padrino”, uno professionista del baciamano.

Il politico che fa carriera basato su questo tipo di programma è, evidentemente, un corruttore su larga scala, che vive del deterioramento della moralità popolare. È impossibile che la crescita del programma Fome Zero non abbia nulla a che vedere con la crescita della criminalità, del consumo di droghe e dei casi di depressione. Trasformate i poveri in mendicanti assistiti e in pochi anni avrete cresciuto una massa di piccoli approfittatori cinici, impegnati nel rendere eterna la condizione di dipendenza ed estrarre da questa vantaggi piccoli, ma crescenti, facendo del proprio degrado un mezzo di vita.

Ma l’assistenzialismo statale vizioso non è stato l’unico mezzo usato dalla elite petista [del PT, partito di Lula, NdT] per ridurre la società brasiliana in uno stato di incertezza morale e di anomia.

Nella stessa misura in cui si astenne dal creare posti di lavoro, il sig. Lula evità di dare ai poveri qualsiasi rudimento di educazione, per minimo che fosse, per garantire loro a lunga scadenza una vita più dotata di senso. Durante i suoi due mandati il sistema educativo brasiliano è diventato uno dei peggiori dell’universo, una fabbrica di analfabeti e delinquenti come mai si è visto nel mondo. Contemporaneamente, il governo forzava l’impiantazione di nuovi modelli di condotta − abortismo, gayzismo, racialismo [ideologia della razza “al contrario”, NdT), ecolatria, laicismo à outrance etc −, sapendo perfettamente che la rottura improvvisa dei tradizionali modelli di moralità produce quello stato di perplessità e di disorientamento, quella dissoluzione dei lacci di solidarietà sociale che sbocca nell’indifferentismo morale, nell’individualismo egoista e nella criminalità. Infine, alla dissoluzione della capacità di giudizio morale è seguito quella dell’ordine giuridico: il nuovo progetto di Codice Penale, che inverte in maniera abrupta la scala di gravità dei reati, consacrando l’aborto come un diritto incondizionale, facilitando la pratica della pedofilia, discriminalizzando i criminali e criminalizzando i cittadini onesti  per un nonnulla, sciocca a tal punto i costumi e i valori della popolazione, che equivale a un aperto invito all’insolenza e alla mancanza di rispetto.

Solo un osservatore patologicamente ingenuo potrebbe considerare questi fenomeni come un insieme di errori e fallimenti. Sarebbe necessaria una costellazione miracolosa di pure coincidenze perché, sistematicamente, tutti gli errori e i fallimenti portassero ogni volta a un successo sempre maggiore i loro autori. Tutto questo sembra follia, ma è una follia premeditata, razionale. È un’opera di ingegneria. Se c’è un’ovvietà mai smentita dall’esperienza è questa: la disorganizzazione sistematica della società è la via più facile e più rapida per elevare un’élite militante al potere assoluto. Per questo non è nemmeno necessario sospendere le garanzie giuridiche formali, impiantare una “dittatura” alla luce del sole. Da molti decenni la sociologia e la scienza politica hanno compreso questo processo nei suoi minimi dettagli. Si legga, ad esempio, il classico studio di Karl Mannheim, “La strategia del gruppo nazista” [in italiano contenuto in Diagnosi del nostro tempo. Milano, 1951, NdT]. La formula è molto semplice: nella confusione generale delle coscienze, qualsiasi discussione razionale diventa impossibile e quindi, naturalmente, spontaneamente, quasi impercettibilmente, il centro delle decisioni si sposta nelle mani dei più sfacciati e cinici, ai quali lo stesso popolo, attonito e insicuro, ricorrerà come agli ultimi simboli dell’autorità e dell’ordine nel mezzo del caos. Questo sta già succedendo. L’ascensione dei partiti di sinistra alla condizione di dominatori esclusivi del panorama politico, praticamente senza opposizione, non sarebbe mai stata possibile senza il lungo lavoro di distruzione dell’ordine nella società e nelle anime.

Ma non sarebbe stato possibile neppure se il caos fosse completo. Il caos completo conviene soltanto ad anarchici da sottoscala, marginali e oppressi. Quando la rivoluzione viene dall’alto, è essenziale che qualche settore della vita sociale, indispensabili al mantenimento del governo al potere, siano preservati nel mezzo della demolizione generale. I campi scelti per restare sotto il dominio della ragione sono stati, si capisce, la Receita Federal [è l’organismo federale deputato a tutti gli argomenti fiscali, NdT], il Ministero della Difesa e l’economia. La prima, la più indispensabile di tutte, perché non si fa una rivoluzione senza soldi, e nessuno arriverà mai a controllare lo Stato se non si riesce che egli stesso finanzi l’operazione. L’amministrazione relativamente sensata degli altri due campi ha anestetizzato e neutralizzato preventivamente, con innegabile efficienza, le due classi sociale da dove poteva venire una qualche resistenza al regime, come si è visto nel 1964: i militari e gli imprenditori. Un cane che è stato morso da un serpente ha paura di una salsiccia [l’equivalente del nostro “chi si è scottato con l’acqua calda, ha paura dell’acqua fredda” e simili, NdT].

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