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Domenica sera sono rientrato in stanza dopo una bella serata a casa di amici. Appena accesa la luce sono rimasto gelato. Sulla parete alla quale è appoggiato un lato del letto c’era un ragno. Beh, cosa è un ragno direte voi? Beh, rispondo io, sono in Brasile, questo è un paese dove tutto è enorme. Ricordo ancora una volta, durante i miei primi mesi di Brasile. Stavo seduto su una terrazza a Cachoeiro de Itapemirim, conversando amabilmente con una persona, quando improvvisamente, come se nulla fosse, un enorme rettile passa lentamente alla mia destra, a meno di un metro da me. “Cosa è quello??!”, dico al mio interlocutore. “Um lagarto”, dice: una lucertola. E aggiunge: “Come lo chiamate voi in Italia?”. “Una cosa così?, risposi, Dinosauro”.

Bene, torniamo al ragno.

Per dare un’idea delle sue dimensioni ho messo nella foto una mano: il ragno, nella sua circonferenza esterna ideale data dalle zampe raggiungeva il palmo della mia mano. Insomma, io in tanti anni di Brasile ho imparato a lasciare stare nella mia stanza, quando vi entrano, quelle piccole lucertoline che in alcune parti del Brasile chiamano taruira: è un ottimo anti-zanzare, discreto, non disturba. Posso dormire tranquillamente sapendo che una o più taruiras vegliano sul mio sonno.

Ma un ragno così grande… non se ne parla proprio.

Quindi andava eliminato. Prendo un asciugamano, lo arrotolo come facevamo al militare (là era anche bagnato, ancor più micidiale), un attimo di silenzio guardo il ragno negli occhi e stack! parte il letale colpo… che manca clamorosamente il ragno. Qui avviene l’incredibile: il ragno non sembra camminare, è così veloce che mi appare scivolare di lato sulla superficie del muro, facendo un grande semicerchio… No! Se fugge e si nasconde dietro un armadio, dietro il letto e non lo trovo… chi dorme in questa stanza stasera? (Tra l’altro mi viene in mente un terribile racconto di Buzzati, “Occhio per occhio”, uff…). Ma lui è lì: sembra guardarmi. Non è Shelob e io non sono Clint Eastwood, ma ci guardiamo ugualmente in silenzio con i nervi tesi. Senza mollare lo sguardo un momento riarrotolo l’asciugamano. Mi viene in mente un insegnamento di O’Sensei, Morihei Ueshiba: Non guardate negli occhi dell’avversario o la vostra mente sarà risucchiata nei suoi occhi. Mmmm, non è la citazione che mi serve adesso: io devo beccare il ragno e Morihei Ueshiba diceva che Quando un avversario cerca di combattere con me, è come se cercasse di attaccare l’universo stesso, deve rompere l’armonia dell’universo. Quindi dal momento che ha intenzione di attaccarmi è già sconfitto. Non si tratta di tempo, velocità o lentezza. Cavolo, se il ragno pratica l’Aikido sono perduto…

Calmo, devo stare calmo. Basta cercare un altra citazione: eccola! Eugen Herrigel, Lo Zen e il tiro con l’arco: «Se partendo da qui si chiede ai maestri d’arco come vedano e rappresentino questa lotta dell’arciere con se stesso, la loro risposta apparirà del tutto enigmatica. Perchè per essi la lotta consiste nel fatto che il tiratore mira a se stesso – eppure non a se stesso– e ciò facendo forse coglie se stesso – e anche qui non se stesso – e così insieme miratore e bersaglio, colui che colpisce e colui che è colpito. Oppure, per servirmi di espressioni care a quei maestri, bisogna che l’arciere, pur operando, diventi un immobile centro». Devo diventare uno con il ragno, devo diventare il bersaglio… perché il ragno sono io e il ragno è me e l’asciugamata perché la prenda lui devo prenderla io… Ma che cretinata… No, devo beccare il ragno e basta.

E mi sovviene invece proprio Clint: quando un uomo con un asciugamano incontra un ragno senza nulla, il ragno senza nulla è un ragno morto”. Stack!

Lo prendo in pieno e, non so per quali leggi della fisica, ma il ragno pare saltare dal muro e mi si getta addosso! Un rapido salto indietro, sbatto contro la scrivania, l’oscillazione fa aprire un raccoglitore e una pioggia di dispense scroscia sulla mia testa (non sto citando “Il crollo della Baliverna”)… Il ragno mi ha assalito? Dove è finito? Sul muro non c’è, attaccato al mio collo non c’è… È fuggito? Si è nascosto? Sarà sotto questa montagna di dispense?

Lo vedo. Morto. Rimpicciolito. Finge? Con una scarpa finisco il lavoro. È morto.

Ora, la cosa che volevo dire era questa. Vedete la foto del ragno. Prima di tutto questo, prima di iniziare quella lotta assurda… ho preso il telefono e l’ho fotografato. La prima cosa che ho pensato di fare non è stata quella di pensare come farlo fuori, come risolvere il problema: no, l’ho fotografato pensando a che bel post avrei potuto fare! Per te, lettore.

Tu, hypocrite lecteur, — mon semblable, — mon frère!

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