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“La popolazione vede il mondo andare sempre peggio e ogni tanto si rivolta contro questo o quel cambiamento particolare, contro il quale brandisce in vano i comandamenti della moralità tradizionale, senza che nemmeno per sogno le venga il sospetto che tali reazioni puntuali e sporadiche sono previste dallo schema d’insieme e canalizzate in anticipo nel senso dei risultati previsti dalla élite illuminata.” (Olavo de Carvalho)

Leggi l’articolo completo di Olavo. Come sempre, non solo Brasile…

Condotti a forza

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 25 de setembro de 2012

(sito originale in portoghese)

Aborto, matrimonio gay, quote razziali, disarmamento civile, regolamenti ecologici draconiani, liberalizzazione delle droghe, controllo statale della condotta religiosa, riduzione dell’età del consentimento sessuale a dodici anni o meno: queste sono, tra le altre, le idee che fanno battere più forte il cuore di studenti, professori, politici, giornalisti, ONGhisti, imprenditori “illuminati” e le altre persone che monopolizzano il dibattito pubblico in questo paese.

Nessuna di queste proposte è venuta dal popolo brasiliano o da un qualsiasi altro popolo. Nessuna di esse ha la loro approvazione.

Non importa. Esse sono e continueranno ad essere imposte dall’alto verso il basso, qui come in altri paesi, mediante capannelli parlamentari, espedienti amministrativi calcolati apposta per svicolare dal dibattito legislativo, propaganda massiccia, boicottaggio e repressione esplicita delle opinioni altrui e, last but not least, copiosa distribuzione di tangenti, molte delle quali sotto forma di “finanziamento alla ricerca” offerta a professori e studenti sotto a condizione che arrivino alle conclusioni politicamente desiderate.

Da dove vengono queste idee, da dove viene la tecnica con la quale si disseminano e il denaro che sostiene la sua impiantazione forzata?

La fonte di questi tre elementi è unica e sempre la stessa: la élite fabiana e globalista che domina la rete bancaria mondiale e ha nelle sue mani il controllo delle economie di decine di paesi, così come della totalità degli organismi internazionali regolatori.

Nulla dei suoi piani e azioni è segreto. L’unica cosa è che, per percepire l’unità di una impresa la cui messa in opera si estende lungo tutto un secolo e abbraccia i contribuiti di migliaia di collaboratori altamente preparati − una pleiade di genii in studi umanistici e scientifici −, si deve riunire una massa di fatti e documenti che resta infinitamente al di sopra della capacità della popolazione in generale, compreso il “proletariato intellettuale” delle università e dei mass-media dove questa impresa stessa raccoglie il grosso della sua militanza e dei suoi utili idioti. In generale, né i suoi adepti e servitori, né la popolazione che resta orrorizzata davanti ai risultati visibili della sua politica hanno la benché minima idea di chi sia l’agente storico che sta dietro al processo. I primi si lasciano portare dall’attrazione apparente delle mete nominali proclamate e credono piamente − oh cielo! − di star lottando contro la “élite capitalista”. La popolazione vede il mondo andare sempre peggio e ogni tanto si rivolta contro questo o quel cambiamento particolare, contro il quale brandisce in vano i comandamenti della moralità tradizionale, senza que nemmeno per sogno le venga il sospetto che tali reazioni puntuali e sporadiche sono previste dallo schema d’insieme e canalizzate in anticipo nel senso dei risultati previsti dalla élite illuminata.

Per spiegare la confortabile invisibilità che, dopo di decenni di azione ostensiva in tutto il mondo, il più ambizioso progetto rivoluzionario di tutti i tempi continua a sfruttare, non c’è bisogno nemmeno di rifarsi al famoso adagio esoterico “il segreto si protegge da sé”. Nel centro del quadro ci sono, è chiaro, dei segreti, così come la soppressione delle notizie indesiderate, ordinata da molto in alto e praticata con notevole servilismo dalla classe giornalistica. Ma questi non sono, nemmeno di lontano, i fattori decisivi. Ciò che ha fatto delle popolazioni vittime inermi di cambiamenti che esse non desiderano né comprendono sono tre fattori: (a) la lotta ineguale tra una élite intellettuale e finanziaria qualificatissima e la massa delle persone che non ricevono informazione né educazione a se non dalla stessa fonte; (b) la continuità del progetto lungo varie generazioni, che trascende l’orizzonte della visione storica di ciascuna di esse; (c) la prodigiosa flessibilità delle concezioni fabiano-globaliste, la cui unità risiede in obiettivi a lunghissima scadenza e che, nella varietà delle situazioni immediate, sanno adattarsi in modo camaleontico alle più differenti esigenze ideologiche, culturali e politiche, senza alcun dogmatismo, senza nulla di quella rigidità paralizzante dei vecchi partiti comunisti.

Per scorgere l’unità e la coerenza che stanno dietro alla allucinante diversità delle azioni intraprese da questa élite in tutto il mondo occidentale, sono necessari, oltre alla massa di dati, alcuni concetti descrittivi che “l’analista sociale” volgare ignora completamente. Si deve sapere, ad esempio, che le “nazioni” e le “classi” non sono mai soggetti agenti nella Storia, ma solo l’eccipiente con il quale i veri agenti iniettano nel corpo del tempo la sostanza attiva dei propri piani e decisioni.  Ciò dovrebbe essere ovvio, ma chi, in una intellighentzija accademica intossicata di mitologia marxista (o, in parte, di formalismo dottrinale liberal-conservatore), capisce che solo gruppi ed entità capaci di durare in modo inalterato lungo le generazioni possono avere la velleità di condurre il processo storico? Tra questi gruppi si distaccano, è chiaro, le famiglie dinastiche, di origine nobile o no, che oggi costituiscono il nucleo vivo della élite globalista. Quando queste famiglie hanno al loro servizio la classe accademica mondiale, gli organismi regolatori internazionali, il grosso delle imprese di mass-media, la rete planetaria delle ONG e, per mezzo di queste, perfino la massa di militanti enragés che si immaginano di combattere coloro che in verità li dirigono, chi può resistere a tanto potere concentrato? Certo, solo i due schemi globalisti concorrenti, quello russo-cinese e quello islamico. Ma il “mondo migliore” che essi promettono non è per nulla più umano né più libero di quello verso il quale le élite fabiana ci sta conducendo a forza.

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