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Sognando la teoria finale

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 2 de dezembro de 2012

(originale in portoghese)

 La prova logica perfetta è indipendente dalle passioni e dalle vellità umane. È indipendente daí testimoni e perfino dall’esistenza di esseri umani. Si impone con l’impersonalità dei terremoti e di cicli planetari. Ma questi sono, nella scala dell’universo, avvenimenti limitati. Infinitamente sopra di essi, la prova logica perfetta si impone con l’autorità assoluta della volontà divina.

Colui il quale dispone di una prova logica perfetta può accettare il non accordo con un fatto, non con un diritto. In ultima istanza, spiegherà ogni divergenza come frutto di ignoranza o di perversione e, giorno più giorno meno, desidererà sopprimerla con l’indottrinamento o con la forza.

Per fortuna, le prove logiche perfette esistono soltanto nel dominio ideale, non appartengono alle realtà del mondo. Perfino la scienza più esatta ammette che il suo regno non è quello delle verità definitive, ma quello delle probabilità e delle incertezze. Ciò non impedisce che molti scienziati continuino a sognare la “teoria finale”: la spiegazione unificata e definitiva della natura e di tutto quanto esiste in essa − compreso l’essere umano con tutti i suoi pensieri, desideri, emozioni, credenze e valori.

I devoti di questo ideale, quando ne parlano, si affrettano a riconoscere che “ancora siamo lontani” dal raggiungerlo. L’apparente modestia di questa confessione nasconde la fede nel fatto che sarà raggiunto. Comprende anche il dimenticare il fatto che, nel passato, già c’è stato chi credeva di averlo raggiunto, di possedere per lo meno per linee generali i principi fondanti della intera natura, e di essere quindi capace di applicarlo a ogni dominio della conoscenza e dell’azione, modellando per mezzo di esse la società, le leggi, la cultura, l’educazione e la mente umana.

In nessuno di questi casi il fondamento raggiungeva il livello di una prova logica perfetta. Comprendeva sempre qualche presupposto non provato, a volte incongruente o incomprensibile. Ma, in ogni caso, paragonata con il resto delle opinioni in circolazione, la “teoria generale” sembrava essere ciò che maggiormente si approssimava a una prova logica perfetta, rendendo difficile, ai suoi portavoce, resistere alla tentazione di arrogarsi l’autorità illimitata di un comandamento divino, soffocando qualsiasi opposizione come irrazionale e anti-scientifica.

Questo è accaduto almeno tre volte nella Storia. La prima fu quando Sir Isaac Newton, avendo avuto successo nel dedurre alcuni fenomeni della natura da alcuni principi meccanici, si augurò che in breve tempo si potesse spiegare tutti gli altri fenomeni con gli stessi principi. Lo sviluppo posteriore delle scienze mostrò che il sogno era impossibile. Ma nel XVIII secolo, nella misura in cui il prestigio di Sir Isaac si spargeva per tutta l’Europa, questo sogno fu scambiato per realtà e si consacrò in una dottrina chiamata “meccanicismo”. Subito il meccanicismo si trasfigurò in un progetto di riforma sociale e iniziò a tagliare teste − comprese quelle di alcuni meccanicisti insoddisfatti con le conseguenze politiche della dottrina.

La seconda volta fu quando la teoria evoluzionista di Charles Darwin, appena finita di essere pubblicata, e sebbene non fosse una teoria di tutto, ma una spiegazione ampia della varietà degli esseri viventi, venne subito applaudita come la chiave generale della storia umana e fondamento scientifico sia della guerra tra le razze quanto della lotta di classe. Adottata con leggere modifiche dai due regimi totalitari che si disputavano il potere nel mondo all’inizio del XX secolo, servì come fondamento ideologico alla carneficina organizzata di circa 200 milioni di esseri umani.

La terza fu la proclamazione del marxismo come la suprema spiegazione scientifica della evoluzione storica e, secondo Jean-Paul Sartre, “La filosofia insuperabile del nostro tempo”. La cosa è finita come sappiamo.

Nei tre casi, non serve ricorrere al pietoso tentativo di scavare un fosso insuperabile tra il nucleo “puramente scientifico” di queste teorie e i loro effetti storico-sociali malefici, attribuendo questi ultimi esclusivamente alla distorsione ideologica avvenuta su di esse e alla contaminazione della “pseudo-scienza”. Le teorie scientifiche non scendono pronte dal cielo delle idee pure. Tutte portano con sé nel loro fondo un qualche elemento ideologico, per quanto possa essere discreto e indesiderato, il quale prima o poi finisce per salire alla superficie della Storia.

Newton non concepì la sua teoria gravitazionale solo per spiegare determinati fatti della natura, ma come parte di un più ampio progetto di distruggere il cristianesimo trinitario e sostituirlo con una religione della “unità assoluta” di ispirazione esoterica. Bisogna essere molto tonti per non notare qui la portata dell’ambizione totalitaria che vi soggiace. Darwin e Marx furono molto più espliciti riguardo alle prevedibili conseguenze delle loro teorie: il primo accettò il genocidio come un normale fatto della natura, il secondo come indispensabile strumento per l’instaurazione del paradiso socialista.

La dilettazione utopica con la quale tanti scienziati sognano la “teoria finale” e si vantano nell’affinare gli strumenti logici per darle fondamenti non pare essere un preannuncio di giorni migliori per la specie umana.

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