invisibile

Come sempre, pur parlando del Brasile trovo in Olavo degli strumenti che mi aiutano a capire meglio quello che avviene attorno a me. Ho sempre più la sensazione che sia il ruolo di un ingegnere che spiega al vicino i motivi della caduta, la velocità di caduta e la dinamica dell’impatto al suolo dell’aereo su cui stanno e che sta precipitando… Ma almeno la scatola nera della Storia non potrà dire che tuttierano inconsapevoli… 🙂

Il vecchio trucco

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 28 de novembro de 2012

(originale in portoghese)

 Uno dei più vecchi trucchi della propaganda comunista in Brasile è nascondersi dietro qualche comunista americano sconosciuto dalle nostre parti e cantare vittoria: “Visto? Perfino gli yankee dicono che…”

Partendo dalla premessa popolare che essere americano sia un attestato di anticomunismo, perfino la voce del KGB in inglese suona come una potente conferma di destra per una qualsiasi menzogna pro-comunista che si voglia inculcare al candido lettore brasiliano.

È sempre stato così. Quando ero adolescente, mi sfregavano sotto il naso gli articoli di Drew Pearson e me schiacciavano con un argomento fulminante; “Visto? Perfino gli americano dicono che…”. Finii, è logico, con il crederci, senza sapere che le fonti di informazione di Pearson erano due agenti sovietici − cosa che seppi quaranta anni dopo, ma che è ancora totalmente ignorata dalla maggior parte del pubblico, il quale non ricorda nemmeno più chi era Pearson e che tremenda influenza ebbe nella politica americana.

L’inganno era ancora più persuasivo quando veniva rinforzato da un costante bombardamento di articoli e di studi eruditissimi che ci provavano con a+b che i mass-media americani nella loro totalità erano uno strumento di propaganda imperialista. Qualunque agente comunista minimamente addestrato sa che la maniera più efficace di persuadere la platea non è usare un argomento logico continuato, ma giocare con la tensione tra due argomenti apparentemente opposti (di solito uno implicito e l’altro esplicito).

Quando perfino gli imperialisti ammettevano che Fidel Castro fosse un combattente per la democrazia o che i viet-cong erano patrioti senza nemmeno una goccia di ideologia comunista nelle vene, quale brasiliano avrebbe osato dire il contrario?

È sempre stato così. La differenza è che adesso questo trucco, anticamente usato soltanto dalla stampa comunista, è diventato una norma di redazione nei grandi mass-media e ha moltiplicato per mille il suo potere di confondere e di prendere in giro.

Fate una revisione di cosa avete letto nei giornali brasiliani a rispetto di Barack Hussein Obama durante le campagne elettorali del 2008 e del 2012 e vedrete che, con infinitesimali eccezioni, le opinioni che vi erano espresse erano di due tipi, e soltanto due tipi:

(a) Barack Obama è un progressista moderato, la voce dell’America illuminata in lotta contro l’oscurantismo reazionario e razzista.

(b) Barack Obama, sotto l’apparenza di un bravo ragazzo, è un imperialista yankee come qualunque altro, un “falco” impegnato a schiacciare il povero mondo sotto le zampe dell’Impero Americano. L’unica differenza tra lui e John McCain, o Mitt Romney, è che almeno lui non è uno zoticone razzista come loro.

Obbligato a scegliere tra il bene assoluto e il male minore, nei due casi “l’idiota standard”, che è come si denomina nelle redazioni il lettore medio, finiva sempre per stare con Barack Obama. Se le elezioni fossero state in Brasile, il candidato democratico avrebbe avuto il 99% dei voti senza nemmeno aver bisogno di manomettere le macchinine per votare, come ha fatto in Ohio e in Pennsylvania.

Il beneficio secondario di questa tecnica è abituare il lettore a scegliere tra due opinioni di sinistra e a credere che con ciò stia beneficiando di uno dei piaceri maggiori del vivere in una democrazia, che è quello di poter prendere posizione liberamente nei dibattiti pubblici. Con ciò, poco a poco la democrazia si riduce al “centralismo democratico” leninista − la libera discussione dentro il Partito − senza che la moltitudine boccalona percepisca la differenza.

Infine, la cosa più meravigliosa: con il passar del tempo, i giornalisti senza esplicita affiliazione ideologica si adattano al modello, per mera imitazione dei colleghi più anziani, e finiscono per diventare i più efficienti collaboratori della manovra comunista, proprio perché non hanno alcuna consapevolezza di stare al suo servizio e rigettano, con smorfie di indignazione o di sarcasmo, l’ipotesi che stiano facendo la parte di utili idioti. Tra l’altro, è precisamente per questa ragione che vengono chiamati utili idioti.

“Egemonia” è questo: il dominio invisibile e insensibile esercitato sulle coscienze dalla forza della ripetizione e dell’abitudine impregnato nel linguaggio, nella routine, nel “senso comune” (nell’accezione gramsciana del termine). Costruirla è, per definizione, un opera di molti decenni, che si appoggia nel passaggio delle generazioni e nell’oblio collettivo.

Solo una conoscenza molto raffinata della storia culturale e psicologica della società nella quale viviamo, alleata a un rigoroso esame retrospettivo della nostra stessa biografia interiore e alla ferma disposizione di incontrare la verità al di là di ogni pressione del nostro gruppo di riferimento, può liberarci di una influenza appiccicosa e anestetizzante che si impregna nelle nostre anime come una seconda natura.

Le persone capaci di fare questo esame si contano sulla punta delle dita delle mani, e sono ancora più rare nella classe universitaria, dove l’adattamento al vocabolario e ai “tic” mentali dell’ambiente sono condizioni necessarie per la sopravvivenza scolare e professionale. L’egemonia scommette sulla stupidità, sulla pigrizia, sullo spirito di imitazione e sulla vigliaccheria intellettuale, qualità che raramente mancano ai giovani universitari avidi di riconoscimento.[…]

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