nativitc3a0-coptaCome ogni Natale, ormai, ci sono luoghi dove non si permette più il Presepe, non si fa alcun riferimento alla nascita di Gesù, si parla di festa della luce o di altre sciocchezze: l’importante è che siano radicalmente e profondamente anticristiane. Vorrei fare di questo vecchio articolo di Olavo il mio regalo per quest’anno.

Il Natale non è per i vigliacchi

 Olavo de Carvalho
Jornal do Brasil, 22 de dezembro de 2005

(orig.  in portoghese)

 Nella Costituzione americana non c’è alcun “muro di separazione” tra la religione e lo Stato. Quando Thomas Jefferson creò questa espressione, lo fece per proteggere le chiese contro lo Stato. È solo in un mondo post-orwelliano che essa può essere usata per legittimare la repressione statale della religione.

Ma lo stesso confinamento di Dio nella “sfera religiosa”, la Sua esclusione dai dibattiti scientifici e filosofici, che oggi perfino i religiosi accettano come clausola marmorea dell’ordine pubblico, già è una eredità morbosa della stupidità illuministica. Il “muro di separazione” tra conoscenza e fede è una farsa kantiana eretta tra due stereotipi.

Alla fine, perché uno crede nella Bibbia? Lo fa perché ritiene che sia Parola di Dio. Ma perché crede che essa sia Parola di Dio? È perché ha fede in essa? Questo circolo vizioso esigerebbe una capacità di scommessa al buio che trascende le possibilità della media umana. La fede non sorge dal nulla, molto meno dalla stessa fede. È necessario un indizio, un segnale, un motivo razionalmente accettabile per accendere nell’anima la fiamma della fiducia in Dio.

La stessa definizione di “fede” come credenza in una dottrina è una perversione del senso di questa parola. La dottrina cristiana si è formata lungo i secoli. I primi fedeli credettero in Gesù prima di sapere una cosa qualsiasi a rispetto di essa. Non credevano in una dottrina, confidavano in un uomo. E perché confidavano proprio in lui? Egli stesso lo spiegò. Quando Giovanni Battista, dalla prigione, manda a chiedere se Egli è l’inviato di Dio o se si dovesse aspettarne un altro, Gesù non risponde con qualche dottrina, ma con fatti: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me” Ciò che questi versetti insegnano è che la fede è solo il confidare nel fatto che Colui che ha ridata la vita ad alcuni morti può ridarla a molti di più. È un semplice raziocino induttivo, un atto dell’intelligenza razionale fondato sulla conoscenza dei fatti e non una scommessa al buio. L’unica differenza tra questo e qualsiasi altro raziocinio induttivo è che la conclusione al quale esso conduce porta con sé una speranza così luminosa che tutta la tristezza e il negativismo accumulati nell’anima si rifiutano di accettare.

L’anima preferisce restare attaccata alla tristezza e al negativismo perché sono vecchi conoscenti. Sono la sicurezza della depressione di routine contro l’appello della ragione al coraggio della fiducia. Ciò che si oppone alla fede non è la ragione, è la vigliaccheria. Per legittimare questa vigliaccheria sono stati costruiti carceri sotterranei di pseudo argomenti. Nel fondo di essi, il lebbroso lecca le sue piaghe, il cieco adora la sua cecità, il paralitico celebra l’impossibilità di camminare. I poveri, immaginandosi re e principi, festeggiano il rifiuto della Buona Notizia. Orgogliosi della loro impotenza, adornano con il nome di “scienza” la testardaggine di negare i fatti.

Ma il loro esempio non fruttifica. Settantacinque per cento dei medici americani credono in cure avvenute per miracolo. Credono non solo perché le vedono, giorno dopo giorno, ma perché sanno o almeno presentono che attribuirli ad autosuggestione o alla coincidenza sarebbe distruggere, nell’atto stesso, la possibilità stessa della ricerca scientifica in medicina, che si basa interamente sul presupposto che autosuggestione e coincidenza non hanno un potere più grande dell’intervento terapeutico fondato sulla conoscenza razionale delle cause.

Lo scandalo intellettuale più grande di tutti i tempi è la frode costitutiva della modernità, che, escludendo dall’esame tutti i fatti che non abbiano una spiegazione materialistica, conclude che tutti i fatti hanno una spiegazione materialista.

La dose di miseria mentale nella quale uno deve stare immerso per piacergli questa spazzatura non è piccola. Il Natale è il ciclico ricordo del fatto che questo destino non è obbligatorio, che esiste la speranza razionale di qualche cosa di meglio. Per questo c’è chi desidera eliminarlo: perché l’appello alla speranza non ferisca l’orgoglio dei vigliacchi.

Annunci