Tag

, ,

matrioske-russe

Pensando come i rivoluzionari

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 27 de dezembro de 2012

(originale portoghese)

La tecnica della “soluzione aggravante”, che ho menzionato in un articolo precedente, è una delle costanti storiche più salienti del movimento rivoluzionario. I casi sono così tanti e così evidenti che arriva ad essere spaventosa l’ingenuità con la quale liberali e conservatori continuano a discutere (e non raramente accettando) le proposte sociali sinistriste sul significato letterale dei loro obiettivi proclamati, senza rendersi conto dell’astuto meccanismo generatore di crisi di cui esse sono sempre imbevute.

La difficoltà, a questo proposito, proviene dallo scarto tra la mentalità scientifico-positivista che domina nella pratica del capitalismo e la visione storico-dialettica che orienta il movimento rivoluzionario.  La prima segue una logica lineare nella quale, definito un obiettivo, i mezzi si concatenano razionalmente per produrre un effetto che, una volta raggiunto, può venir valutato in termini di successo o fallimento. La logica rivoluzionaria opera sempre con obiettivi simultanei e antagonisti, uno dichiarato e provvisorio, l’altro implicito e costante. Il primo è la soluzione di un qualche problema sociale o di una qualche crisi. Il secondo è la disorganizzazione sistematica della società e l’aumento di potere del gruppo rivoluzionario. Tra il problema indicato e la soluzione proposta c’è sempre un non sequitur, uno iato logico, camuffato sotto un intenso appello emotivo. Ma tra i mezzi adottati e il vero obiettivo la connessione è sempre di una logica perfetta, inesorabile. Il problema ne esce sempre intatto o aggravato. Il movimento rivoluzionario ne esce fortificato.

Nel suo ormai classico The Vision of the Annointed (New York, Basic Books, 1995), Thomas Sowell fornisce, tra altri esempi, quello della educazione sessuale, proposta negli anni ’60 come rimedio infallibile contro la proliferazione dei casi di gravidanza e di malattie veneree tra le ragazzine delle scuole. Pur contro l’avvertenza ovvia che diceva che quanto più avessero sentito parlare di sesso tante più ragazze si sarebbero interessate a praticarlo, la misura fu applicata in metà delle scuole americane. Risultato: l’incidenza delle malattie veneree tra le studentesse aumentò del 350% in quindici anni, e i casi di gravidanza passarono dal 68 per mille del 1970 al 96 per mille del 1985, mentre quello degli aborti superava il numero delle nascite. Davanti al fatto compiuto, i promotori della geniale idea passarono alla tappa successiva: promuovere il libero accesso alle cliniche di aborto per i minorenni.

Un altro esempio, ancora più chiaro − che non si trova nel libro − è la strategia Cloward-Piven. Concepita da due discepoli del rivoluzionario di professione Saul Alinsky, Richard A. Cloward e Frances Fox Piven, il suo obiettivo nominale era quello di “farla finita con la povertà”. Il vero obiettivo traspariva soltanto in modo oscuro nella esposizione dei mezzi. “Se la strategia venisse applicata − promettevano gli autori −, il risultato sarebbe una crisi politica che potrebbe portare a una legislazione che garantisca una rendita annuale e quindi facendo sparire la povertà”. Il piano non spiegava come far uscire da tale crisi la legislazione pretesa, né da dove sarebbero dovuti provenire i fondi per garantire ad ogni cittadino americano una rendita annuale; entrava nel dettaglio soltanto per quanto riguardava i mezzi per produrre la crisi (sottintendendo, senza la benché minima ragione, che questa avrebbe generato da se stessa la fine della povertà).  Questi mezzo consistevano nel reclutare il maggior numero di persone e convincerle ad esigere dalla Previdenza Sociale tutti i benefici ai quali legalmente avevano diritto, che ne avessero bisogno o no. È ovvio che nessun sistema di Previdenza sociale al mondo ha i mezzi per fornire al contempo tutti i benefici a tutti. Insomma: non si trattava di eliminare la povertà, bensì far fallire la Previdenza e, insieme con essa, le banche, diffondendo la povertà invece di eliminarla e imponendo quasi automaticamente un maggior intervento dello Stato nell’economia. Il risultato è stato ottenuto nel 2008, favorendo l’elezione di Barack Hussein Obama, il quale, non per caso, aveva avuto come unico impiego nella sua vita quello di “organizzatore comunitario” con il compito di mettere in azione… la strategia Cloward-Piven.

Ma l’esempio più bello di tutti è la politica mediorientale dello stesso Barack Hussein Obama. Obiettivo nominale: impiantare la democrazia moderna nei paesi islamici. Mezzo adottato: spargere denaro e armi tra i movimenti di resistenza alle dittature locali, fingendo di ignorare che questi movimenti sono orientati principalmente dai Fratelli Musulmani e sono strapieni di agenti di Al-Qaeda. Risultato ottenuto: far ascendere al potere i Fratelli Musulmani, cambiando le dittature filo-americane o neutrali con dittature fondamentaliste ferocemente anti-americane. Passaggio alla tappa seguente: campagne di propaganda destinate a intimidire gli americani perché non dicano una sola parola contro l’Islam.

In questi casi e in una infinità di altri, i critici liberali e conservatori parlano di “fallimento” delle politiche adottate, facendo finta che gli obiettivi rivoluzionari e i loro siano gli stessi e rifiutandosi di vedere il sottostante calcolo pianificato per fare di ciascuno di questi fallimenti della nazione e della società un successo spettacolare del movimento rivoluzionario.

Se il lettore cha compreso come la cosa funziona, gli suggerisco un esercizio: la sinistra americana, approfittando dell’impatto della tragedia di Sandy Hook, sta reclamando un maggio controllo governativo delle armi in mano a civili. Obiettivo nominale: prevenire nuove stragi di innocenti. Di quanto tempo hai bisogno, lettore, per scoprire invece quale sarà il risultato effettivo?

Annunci