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Ieri sera aspettavo un amico. Ci eravamo dati appuntamento in una splendida piazza di Roma, Santa Maria Maggiore. Ma poiché la mia giornata non era stata un granché (come purtroppo troppo spesso negli ultimi mesi…) rimuginavo immerso nella ridda dei miei pensieri e sentimenti, completamente isolato da tutto quanto mi stava attorno. Appoggiato a un muro, vengo riscosso da alcuni eccitati gridolini di un bambino, che passava proprio davanti a me nel passeggino spinto dalla mamma. Il bambino era come preso da una agitazione irrefrenabile. Era ancora piccolo, evidentemente, per riuscire a parlare. Ma qualcosa di assai importante per lui lo voleva comunicare, era chiaro. La mamma cercava di capire, una amica della mamma (suppongo) che le era accanto provava ad aiutare in quello “sforzo ermeneutico”. Il bambino continuava con i suoi gridolini, forse anche un po’ contrariato della ottusità di questi adulti… Io osservavo incuriosito la scena, iniziando anche io a chiedermi che cosa mai potesse volere quel piccoletto. Ad un certo punto, quasi tutti e tre noi adulti insieme alziamo gli occhi: la luna! Il bambino era restato colpito dalla bellezza della luna di ieri sera e ce lo voleva dire!  Io nelle mie entropie emotive, la sua mamma e l’amica nella loro muliebre conversazione: nessuno di noi aveva alzata la testa. La luna era stupenda, incorniciata tra un bel palazzo e la colonna con l’immagine di Maria. Mio Dio come era bella e come bello era il cielo e come ancora più stupenda del solito era la piazza!

C’è voluto lo sguardo di un bambino, che nemmeno sapeva ancora parlare, per distoglierci dalla nostra prigione autoreferenziale e farci alzare lo sguardo, al di là di noi, al di sopra di noi, verso uno spettacolo di bellezza discreto e gratuito preparato per chi lo avesse potuto ammirare.

Per un bambino. Per quei bambini, della sua mamma, della amica della sua mamma e il mio, che, invecchiando, spesso dimenticano la vera direzione del cuore.

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