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… mi sovviene un pensiero. Ciò che mi colpisce a caldo su questa elezione del Papa sono le critiche bipartisan. Chi lo critica perché parla troppo di poveri, chi lo critica perché diede uno stop energico ai gesuiti sinistristi negli anni ’70 nella sua Provincia; chi lo critica perché è troppo semplice, chi lo critica perché è “gesuitico”; chi lo critica perché è troppo ecumenico, chi lo critica perché è contro i matrimoni gay. Visto che è gesuita mi piace ricordare un episodio della vita di sant’Ignazio. Nel 1555 moriva Marcello II, grande estimatore della Compagnia di Gesù, dopo appena una ventina di giorni di pontificato. Ignazio sapeva della possibilità che venisse eletto Gian Pietro Carafa, al quale invece la Compagnia non andava molto a genio. C’erano perfino dei timori fondati che, nel caso fosse divenuto Papa, avrebbe sciolto la Compagnia o l’avrebbe fatta confluire nei Teatini, di cui era come un cofondatore. Ignazio temeva a tal punto la cosa che fece pregare i suoi, in prossimità del Conclave, perché non venisse eletto, siendo igual servicio de Dios (ossia, se questo fosse ugualmente gradito a Dio e utile al Suo servizio), qualcuno dei papabili che fosse ostile alla Compagnia. Quando arrivò la notizia che, invece, il Papa eletto era proprio lui, un testimone oculare dice che “se le alterò notablemente el semblante y se le estremecieron los huesos del cuerpo. El Padre Maestro Ignacio,el contenido, sereno, siempre igual, se levantó,sacudido en lo más hondo desuser, se retiró a la capilla a orar y salió poco después, transformado y sereno, aceptando lo irremediable, con lo que se cumplió su profecía. Luego se dirigió a toda la Compañía por medio de su secretario, pidiendo orazione por el nuevo Papa, de quien dice demasiado generosamente que «siempre había sido amigo de la Compañía»” (cit. in Ignacio Tellechea Idigoras, Ignacio de Loyola. La aventura de un cristiano, Bilbao, 1998, 76s.).

La “profezia” di cui accenna il testo è una frase che Ignazio aveva detto una volta, cioè che, sebbene la sua paura più grande fosse che un Papa sciogliesse la Compagnia, pensava che gli sarebbe bastato un quarto d’ora di preghiera in cappella per riacquistare la calma. E fu proprio così.

Queste cose vorrei notare e desidero fare mie: 1) Ignazio prima del Conclave ha il suo giudizio sulla realtà, formulato in base a dei dati concreti; 2) prima del Conclave fa pregare i suoi che la scelta non sia quella che teme, a parità di opportunità per il servizio di Dio: il criterio finale non è il suo interesse ma quello della Chiesa, però è lecito ascoltare anche il proprio desiderio; 3) quando dopo avviene quello che temeva, si raccoglie nell’unico posto importante: la preghiera; 4) quando torna, assume la scelta della Chiesa e la sua fedeltà diventa assoluta e la richiede a tutti i suoi figli.

Sia che uno sia speranzoso sia che uno sia terrorizzato dalla elezione di Francesco I, credo che Ignazio ci indichi una via importante. Personalmente è quella che seguirò.

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