Tag

,

https://i0.wp.com/www.chiesadelgesu.org/images/chiesa_del_gesu_roma_ignazio_2_high.jpg

Da dove papa Francesco ha preso questa idea di avere un “consiglio” di Cardinali? Forse forse papa Francesco sta tirando fuori zitto zitto le cose migliori gesuitiche dal suo scrigno? Le mie fonti sicure dentro la Compagnia di Gesù mi hanno suggerito di rileggersi due numeri delle Costituzioni della Compagnia di Gesù, che appartengono alla parte IX, quella dedicata al Governo della Compagnia. Il titolo della parte IX toglie ogni dubbio, secondo me, se questo Consiglio significhi “democratizzare” il governo del Papa. Il titolo è : “Norme riguardanti il Capo e il governo che ne discende“. Il grassetto è mio, per capire… Le Costituzioni sono scritte personalmente da Ignazio, e ogni parola è pesata e meditata. Il Papa si è scelto degli Assistenti, nel senso che questi hanno nella Compagnia di Gesù, e che hanno aiutato – fino a quando sono stati intepretati come Ignazio voleva – la Compagnia a essere quello splendido strumento versatile ed efficiente che la Storia ha conosciuto, facendo fruttificare rigogliose le palme del successo apostolico e spesso anche del martirio. Poi il “punteruolo rosso delle palme” forse ha infettato anche quelle … Comunque, ecco il testo:

[803]  10.  Il secondo aiuto [al Padre Generale, NdC], cioè del consiglio per dare le opportune disposizioni circa gli affari più importanti che si presentano, quanto sia necessario al Generale lo si può comprendere dalla loro mole ingente e dalla natura dell’intelletto umano, incapace di ripartire la propria attenzione in tanti campi o impossibilitato a provvedere a tutto. Donde si vede che  dovrebbero esserci,  nella casa dove risiede il Superiore, alcuni uomini di cultura ed esimi in tutte le altre buone qualità,  con il compito di assisterlo e di assumersi l’incarico di curare  con speciale sollecitudine gli affari universali della Compagnia, che il Generale loro affidasse.  Tra questi potrebbero esser ripartiti i vari compiti per un esame più approfondito degli affari: uno, per esempio, potrebbe occuparsi degli affari delle Indie, un altro di quelli della Spagna e  del Portogallo, un terzo di quelli della Germania  e della Francia, un quarto di quelli dell’Italia  e della Sicilia, e via di seguito, a misura che la Compagnia si diffonderà in più paesi. Ognuno,  poi, farebbe speciali preghiere e si ricorderebbe nei Santi Sacrifici della parte a lui soprattutto  affidata, e insieme osserverebbe ciò che può riuscire ivi più utile per il conseguimento del fine  inteso dalla Compagnia. Quindi, trattandone con gli altri, quando sembrasse molto opportuno,  potrebbero, dopo aver lungamente esaminata la cosa, parlarne al Superiore. Così pure, sarebbero questi ad occuparsi degli affari che il Generale o il segretario della Compagnia proporrebbero loro, per poi sottoporre ogni cosa al Generale, dopo averla elaborata di più.  Insomma, il sollievo e l’aiuto da dare al Generale deve  consistere nello studio e nella soluzione dei problemi di dottrina e di azione, che richiedono maggiore ponderazione. Oltre a  ciò e al fatto che così è possibile provveder meglio a molte cose, essi potrebbero consacrarsi alla predicazione, alle lezioni sacre, alle confessioni, e ad altre buone e pie opere, a gloria di Dio e in aiuto delle anime.  

[805]  11.  Gli assistenti saranno, per il momento, in numero di quattro; e potranno esserlo  quelli di cui s’è parlato sopra. E anche se gli affari importanti devono esser trattati con loro, la  decisione, dopo averli ascoltati, spetterà sempre al Generale.

Annunci