Tag

, ,

Animalizzazione del linguaggio

Olavo de Carvalho, Midiasemmascara , 7 maggio 2013

Nel penultimo stadio della degradazione culturale, il linguaggio perde qualsiasi riferimento agli oggetti dell’esperienza e si riduce a un insieme di segnali di riconoscimento gruppale. Ciò che le persone dicono non ha ormai più nulla a che fare con i fatti e le cose “del mondo” oggettivo, ma esprimono soltanto il riflesso di simpatia o antipatia con il quale i membri di un gruppo distinguono quelli “di dentro” e quelli “di fuori”. Quando l’ascoltatore di un discorso dice che “è d’accordo” o dice che “non è d’accordo” , non significa che il contenuto ascoltato riflette o nega i dati accessibili dalla sua esperienza reale, ma soltanto che colui che ha parlato ha usato delle espressioni-chiave che sembrano identificarlo come un membro del gruppo o come un estraneo, come un “amico” o un “nemico”. Scomparso dall’orizzonte il quadro esterno che deve servire da mediatore tra chi parla e chi ascolta, l’accordo o il disaccordo tra di loro si basa adesso in puri segnali di una identità collettiva automaticamente riconoscibile, come, tra i cani e i lupi, l’odore dei loro genitali o dei residui della loro urina in terra. I segnali sonori sono ancora quelli del linguaggio umano, ma la regola semantica immanente è quella della comunicazione animale.

Ma è chiaro anche che questo tipo di riconoscimento non può esprimere una concordanza nel senso profondo ed etimologico di cuori che si incontrano. I sentimenti personali non sono segni linguistici, sono dati di realtà, che proprio per questo, restano inaccessibili all’uniformismo dei codici di riconoscimento. Sarebbe proprio inconcepibile che una modalità di comunicazione incapace di apprendere perfino i dati dell’esperienza esteriore e pubblica potesse fare i conti con la materia molto più fine dei sentimenti individuali. Questi arretrano verso il sottosuolo dell’inconscio e dell’inesprimibile, cosa che torna ancora più enfatiche e vigorose, come compensazione, le ostentazioni di affinità gruppale. Il riflesso di approvazione o di repulsione è espresso con tanta più feroce intensità quanto meno corrisponde all’individualità dell’esperienza interiore e quanto più riflette appena l’ansia di identificazione con un gruppo mediante l’ostilità al gruppo contrario.

Non sorprende che, soppressa la possibilità di esprimere sentimenti personali autentici, il codice uniforme che li sostituisce e li copre faccia appello, con frequenza crescente, all’espressione diretta e ostensiva degli impulsi sessuali, che sebbene siano di una ripetitività disperatamente meccanica non per questo smettono di simulare, in questo nuovo panorama delle relazioni umane, la funzione una volta svolta dalle confessioni intime. “Uscire allo scoperto”, “assumere se stessi”, esibirsi spudoratamente con parole o gesti, non ha più nulla di una confessione: è l’iscrizione pubblica a un gruppo di pressione, premiata immediatamente da manifestazioni generali di solidarietà.

L’ultimo stadio si raggiunge quando questo tipo di comunicazione esce fuori dalla conversazioni banali e dalle discussioni da bar e invade la sfera del linguaggio “colto” dei giornali, dei dibattiti parlamentari e delle tesi accademiche.

Quasi obbligatoriamente, ciò che oggi passa per “argomento”, in questi ambienti, è una “parola d’ordine” identificatrice che non cerca di confutare le prove dell’avversario, né tenta di sedurlo, ma soltanto ripetere l’appoggio di quelli d’accordo, fare numero, aumentare il potere di pressione mediante l’ostentazione di una forza collettiva unita, coesa, sempre più impaziente, sempre più intollerante. Nessuno dibatte per mostrare che ha ragione, ma solo per separare chi sta dalla “sua” parte e chi sta dalla parte “degli altri”. Le discussioni non hanno più oggetti, solo soggetti.

Quando, trent’anni fa, il comunista chiamava il nemico come “reazionario”, ciò corrispondeva a una catalogazione ideologica precisa, con tratti discernibili nella realtà. Quando oggi la femminista enragée  oppure il gayzista isterico dicono che contro di loro c’è una “elite patriarcale conservatrice e machista”, stanno alludendo a una entità perfettamente inesistente. L’elite in questo paese, come tra l’altro in Europa e negli USA, è marcatamente femminista e gayzista. Residui di machismo sussistono ancora soltanto nelle classi più basse, e un autentico conservatorismo morale resta ancora vivo soltanto tra religiosi banditi dai salotti chic. Perché allora attaccare una tigre di carta? Proprio perché è di carta. Nulla rinforza di più l’unità e l’aggressività di un gruppo pieno di odio dell’attacco facile, a buon mercato e senza rischi contro un nemico immaginario. Detto en passant, il vero loro nemico, il popolo cristiano, è dipinto con i colori ripugnanti della classe capitalista che invece lo disprezza e lo marginalizza. Se usassero delle categorie sociologiche obiettive per descrivere la situazione, gli infiammati magnati di questi movimenti dovrebbero riconoscere che non lottano contro un potere che discrimina, ma contro discriminati e perseguitati, gente senza alcuna possibilità nei grandi mass-media, nelle carriere universitarie e nelle feste del beautiful people. Sarebbe per loro terribilmente scoraggiante. Il linguaggio dei segnali animali evita tale pericolo, soffocando la realtà sotto l’appello isterico dell’identità gruppale.

* * *

Se volete un esempio di come sia ancora possibile, anche in questo stato di cose animalizzante, usare il linguaggio umano nel pieno senso del termine, facendo diventare la realtà presente e facendola parla per se stessa con eloquenza quasi angelica, ascoltate la predicazione dell’avvocata e pastore della Chiesa Battista Damares Alves, sulla guerra di sterminio morale iniziata dal governo petista (del PT, il partito al governo in Brasile, NdT), con l’aiuto di gruppo miliardari nazionali e stranieri, contro i bambini di questo paese. Perfino femministe e gayzisti non potranno ascoltarlo con indifferenza. È, senza alcuna esagerazione, il discorso più importante e utile pronunciato in portoghese brasiliano nell’ultimo mezzo secolo.

 

Annunci