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Chi paga?

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 26 de junho de 2013

(Originale in portoghese)

          Da molto tempo, le espressioni “estrema destra” e “ultra destra” hanno cominciato a essere usate per etichettare con il cartellino di nazifascismo qualsiasi persona o gruppo che si opponga all’aborto, al matrimonio gay o alla proibizione di espressione di opinioni religiose nella vita pubblica. Opinioni maggioritarie consacrate dall’uso universale e incorporate da moltissimo tempo nella pratica democratica delle nazioni civilizzate, vengono così, all’improvviso, spostate verso le tenebre esterne, verso la zona dell’anormale, dell’inaccettabile e del proibito. L’élite illuminata si è autocostituita come misura standard del normale e certamente, come il dott. Simão Bacamarte nelle pagine dell’“Alienista” di Machado de Assis, condanna il popolo intero come folle, fanatico ed estremista.

Tale deformazione semantica mostruosa, violenza simbolica allo stato puro, appare con notevole uniformità sia nel discorso della sinistra in generale quanto nei grandi massmedia, dei quali questa stessa sinistra, con l’ipocrisia di chi sa che controlla i posti di comando di quasi tutte le redazioni del paese, si finge nemica e vittima indifesa.

L’obiettivo dell’operazione è, di immediato, affondare la popolazione cristiana nella “spirale del silenzio”, toglierle ogni mezzo verbale di difesa e, quindi, indebolire la sua identità al punto di dissolverla completamente. È quindi già  un genocidio culturale manifesto, cinico, criminale al massimo grado, che prepara l’ufficializzazione dell’anticristianesimo militante come pratica nazionale obbligatoria e la realizzazione del sogno di Lenin: “Spazzare via il cristianesimo dalla faccia della Terra”.

Che una politica ispirata alla religione cristiana possa avere una qualsivoglia parentela, anche lontanissima, con il nazismo o con il fascismo è una credenza indifendibile sotto tutti gli aspetti, anche solo davanti all’ovvietà del fatto che fu proprio la sconfitta del nazifascismo che portò al potere, per la prima volta nella storia europea, partiti dichiaratamente cristiani, la Democrazia Cristiana in Germania e in Italia. Mutatis mutandis, furono proprio i conservatori cattolici e protestanti che, in tutta Europa, predicarono la resistenza contro Hitler quando invece i comunisti e i sinistristi in generale preferivano l’accordo, in quel momento favorevole agli interessi di Mosca, che condivideva con i nazisti il cadavere della Polonia.

La leadership comunista sfrutta spudoratamente l’ignoranza storica dei suoi militanti quando li induce a credere che sono di “estrema destra” esattamente quelle opinioni maggioritarie che portarono la pace, l’equilibrio e la normalità democratica al mondo dopo l’incubo della II Guerra mondiale, mentre invece nello stesso momento nelle zone occupate dal comunismo, le istituzioni repressive create dal nazismo erano semplicemente modernizzate e adattate alle necessità di una dittatura più astuta e più efficiente.

Oggi sappiamo, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il nazismo non sarebbe mai potuto crescere nelle proporzioni di una minaccia mondiale se non vi fosse stato l’aiuto sovietico, passato sottobanco per anni e camuffato con un antinazismo di facciata.

Quando i comunisti tentano di associare l’immagine dei propri nemici conservatori ai ricordi del nazifascismo, non fanno altro che ripetere il procedimento standard, stabilito già dai tempi di Lenin, che consiste nel commettere un crimine e cancellare tutte le tracce rapidamente, gettando la colpa sul primo capro espiatorio disponibile prima che qualcuno possa anche solo sospettare chi siano i veri autori.

Non è mai esistito e mai esisterà un comunista ben intenzionato, per la semplice ragione che il comunismo nega, alla base, qualsiasi principio morale e lo sostituisce con una nuova “etica” nella quale non c’è altro Bene Supremo al di sopra degli interessi della Rivoluzione, né alcun altro obbligo morale superiore a quello di far crescere, con tutti i mezzi, il potere del Partito.

Ogni comunista, senza eccezione, è una canaglia e un manipolatore, pronto a elevarsi allo status di assassino e genocida non appena, gonfio di orgoglio, venga chiamato a questo dal clero rivoluzionario. Nessuno, mai, è diventato comunista per amore ai poveri, per idealismo umanitario o per un qualsiasi altro motivo elevato. Tutti sono entrati in questo cammino mossi dal desiderio di nobilitarsi e beatificarsi attraverso la pratica del male trasfigurata in virtù di Partito. Il comunismo non sfrutta i sentimenti più alti, sfrutta al contrario il più basso di tutti, che è il desiderio di invertire il senso morale in modo che ciascuno si senta tanto più santo quanto più si imporchizzi nella menzogna e nel crimine.

Un nuovo e opportuno esempio di questa inversione ci viene or ora dal sig. Tarso Genro [“ex” agente dei servizi cubani, ex ministro del governo Lula, NdT], che attribuisce a “gruppi di estrema destra pagati” i saccheggi avvenuti in varie città del Brasile. Questo grottesco surrogato di intellettuale e scrittore sa benissimo che gli atti di violenza sono avvenuti soprattutto nei primi giorni, quando in pratica vi erano solo radicali di sinistra per le strade − e questi, sì, pagati dal sig. George Soros e dal Foro de São Paulo −, molto prima che un qualunque cristiano, conservatore o patriota venisse a “insudiciare”, come hanno detto poi i sinistristi, il così ben pianificato tumulto destinato a forzare un  upgrade del processo rivoluzionario comunista.

È il buon vecchio “accusali di cosa tu fai, insultali con ciò che tu sei”, che i comunisti seguono alla lettera già almeno da un secolo. Come sempre, questa inversione prepara quello che a loro piace fare più di ogni altra cosa: perseguitare gli innocenti, mandarli in prigione, ucciderli e poi, come se non bastasse, anche dare loro la colpa.

Uomini che si dedicano a questo esercizio non meritano che un qualsiasi cittadino onesto rivolga loro la parola, e per questo non è con loro che sto parlando. Sto parlando a ciò che ancora resta di coscienza morale tra imprenditori, giudici, pubblici ministeri, avvocati, politici e militari. E quello che devo loro dire è semplice e diretto: subito una commissione di inchiesta sul Foro de São Paulo! E vedremo allora chi sono gli agitatori di strada pagati.

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