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A chi credere?

Olavo de Carvalho, Midiasemmascara, 4 settembre 2013

Chi ha lanciato l’attacco con il gas sarin che ha ucciso un mille e cento persone in Siria? È stato Bashar al-Assad, partner dei russi, o gli jihadisti dei Fratelli Musulmani che il governo Obama appoggia? Il segretario di Stato John Kerry dice che ha le prove che è stato il primo, ma non ne mostra alcuna. Dice che non ce n’è bisogno. Dice che la credibilità degli USA deve bastare già perché tutti credano all’accusa sulla parola.

Beh, può essere che gli USA abbiano una qualche credibilità, ma John Kerry non ne ha nessuna. Ha debuttato sul palco mondiale mentendo contro il proprio paese per favorire il nemico. I 22 aprile 1971, appena tornato dal Vietnam, testimoniò davanti al Comitato di Relazioni Pubbliche del Senato che dei soldati americani avevano “stuprato donne, tagliato orecchie e teste, legato genitali umani con fili elettrici per poi dare corrente, amputato braccia e gambe, esploso corpi, sparato a caso contro civili e raso al suolo dei villaggi in un modo che ricordava Gengis Khan”. Questa performance gli garantì la prima pagina nei principali giornali e la prima serata nei più grandi canali TV dell’America − niente male come volano per una carriera politica che sarebbe culminata in una candidatura alla Presidenza. Così come adesso non esibisce le prove che dice di avere, anche all’epoca non citò nessuna fonte o documento che appoggiasse le sue accuse. Forse immaginava che la credibilità del movimento contro la guerra, allora di grande successo nelle università, nei mass-media e nello show business, bastava come prova. Ora, avvenne che pochi mesi fa, il generale romeno Ion Mihai Pacepa, aveva pubblicato un libro (“Disinformation”, WND Books, 2013) nel quale racconta varie operazioni di disinformazione antiamericana, montate dal KGB, alle quali aveva partecipato o delle quali era stato un testimone diretto. Una di quelle operazioni consistette proprio nello spargere in tutti i mezzi sinistristi dell’Europa e delle Americhe la lista delle accuse, totalmente inventate, che la deposizione di Kerry aveva ripetuto al Senato “quasi parola per parola” (sic).

Disinformazione, stricto sensu, esiste solo quando la menzogna compromettente non è ascoltata dalla bocca del nemico, ma da qualcuno di fiducia della vittima. Stampate sulla Pravda o vociferate da Radio Mosca, quelle accuse sarebbero state solo notizie false venute da una potenza ostile. Ripetute con aria di serietà da un ex-tenente decorato della Marina americana e riprodotte nel New York Times, nel Washington Post e dappertutto nei midia “rispettabili”, diventavano disinformazione di prima classe, un contributo essenziale alla trasmutazione della vittoria militare americana in Vietnam in una umiliante sconfitta politica e diplomatica.

Kerry non ha mai pagato per questo crimine, ma non si può neppure dire che la sua reputazione sia restata così facilmente intatta. Nel 2004, nel ruolo di portavoce del movimento contro l’invasione dell’Iraq, che come senatore aveva egli stesso approvata, egli si presentò come candidato alla presidenza. Cominciò ad apparire ovunque pavoneggiandosi delle decorazioni militari ricevute − diceva − in operazioni di alto rischio nelle quali aveva ricevuto − diceva − orribili ferite in Vietnam. I suoi compagni di plotone e due dei suoi ex comandanti apparirono allora dicendo che Kerry si era fatto male in un incidente durante una operazione senza alcun rischio, e il medico che l’aveva curato in un ospedale militare informò che le ferite erano così gravi che le aveva curate con un semplice cerotto. Kerry perse l’elezione contro l’inespressivo George W. Bush. Il suo compagno di avventura, John Edwards, ragazzino bellino che la platea femminile annunciava come una futura grande stella del Partito Democratico, non ebbe una sorte migliore: avrebbe visto la sua carriera politica distrutta nel 2007 quando venne rivelato di un figlio illegittimo avuto dalla sua amante Rielle Hunter, accusa che prima negò indignato e che in seguito dovette ammettere con la coda tra le gambe.

Edwards sopravvive nel limbo, ma Kerry venne esumato da Barack Hussein Obama come suo Segretario di Stato dopo che Hillary Clinton si era sbrodolata nell’episodio Bengasi.

Questo è l’uomo che si presenta come la personificazione viva della “credibilità americana” e che vi si appoggia per ancora una operazione che, coerente con il programma Obama-Clinton, è destinato a dare maggior appoggio militare agli jihadisti, come era avvenuto in Egitto − con i risultati che tutti conoscono − e a trasformare definitivamente gli USA, come ha detto l’ex-deputato democartico David Kucinich, nella Forza Aerea di Al-Qaeda.

D’altra parte, tutti si vergognano di dover concordare con Vladimir Putin e difendere il governo Assad- Forse è proprio per questo che proprio tutti si vedono obbligati a presentare qualche prova. E le prove sono apparse, una dietro l’altra. Prima è venuta la denuncia, all’ONU, del fatto che i ribelli siriani usano il gas sarin. Poi è apparsa la prova che il fratello di Barack Obama fa parte dei Fratelli Musulmani, per i quali ha ricevuto dal governo Obama un aiutino di 1,5 miliardi di dollari. Poi è apparso un video nel quale appaiono gli jihadisti mentre pianificano un lancio di razzi caricati di gas. Infine, gli stessi ribelli siriano finiscono per vantarsi di usare quel gas.

Il lettore è libero di scegliere a chi deve credere

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