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Avevo offerto, tempo fa, dello spazio di questo blog alle riflessioni di un prete, Padre Malachia. Finalmente ha scritto.

Domenica scorsa ho celebrato al mattino in un monastero. Sono restato là tutta la mattinata, parlando con una giovane monaca, a partire dalla esperienza di Dio di Teresa di Lisieux, della differente percezione di Dio che un’anima ha quando, da “individuale”, passa a “ecclesiale”, nel senso di un testo di von Balthasar. Questa monaca collegava questo passaggio, che individuava in un momento preciso della vita di Teresa, ad alcuni testi di Silvano del Monte Athos. Io la ascoltavo rapito, vedendo i suoi rari gesti disegnare per aria la sua intuizione. La sua voce, i suoi pensieri, che si spandevano nella penombra degli scuri, mediata dalla visione non ottimale della grata, mi davano un senso di pienezza e di gioia profonda che non sono riuscito a esplicitare sul momento. La pace meravigliosa abitava la giovane monaca, questo era certo; ma anche io la sentivo dentro.

Tornando a casa una persona mi ha offerto un passaggio e un po’ all’improvviso mi ha chiesto di confessarla. Forse mi aveva offerto quel passaggio proprio per potermi chiedere, con discrezione, quella confessione. Ho imparato che sono queste le confessioni più importanti, quelle che arrivano quando devi correre da qualche parte, quando hai fretta, quando sei distrutto, quando hai mille cose da fare. Per questo, il giorno della mia ordinazione sentii di fare una promessa al Signore: di non rifiutare mai una confessione quando mi sarebbe stata richiesta, per quanti “problemi” avrebbe potuto crearmi. Ho sempre fatto così da quel giorno. E ho capito perché ebbi quel desiderio. E la pace continuava.

Da dove venisse, però, l’ho capito più tardi, nel pomeriggio, quando stavo celebrando il battesimo dell’ottavo figlio (una bambina) di una straordinaria famiglia. Nell’omelia stavo dicendo come i sacramenti sono il modo con cui Cristo resta in mezzo a noi, continuando a fare quello che faceva quando camminava per le strade della Palestina: solo che adesso lo fa con il suo corpo glorioso trasfigurato di Risorto, che è la Chiesa. Ma tutto nasce con il Battesimo-Cresima e Eucaristia, che ci innesta in questo Suo Corpo e ci alimenta trasformandoci in lui. Nel cammino verso di lui possiamo incappare in qualche sofferenza fisica: e lui ci viene incontro nell’Unzione degli Infermi; possiamo cadere nell’anima, e ci risolleva con la Riconciliazione; benedice uomo e donna perché la loro fecondità trasmetta il dono della vita; e al fonte battesimale, tomba e utero di questo Corpo glorioso di Cristo… e qui ho avuto un tuffo al cuore mentre ascoltavo le mie parole… anche noi sacerdoti siamo chiamati a trasmettere la vita spirituale

Ed ecco che mi si fece chiara la sorgente della gioia del mattino, così moltiplicata al pomeriggio.

Una cosa semplicissima. La gioia di essere prete.

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