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Ieri, nell’intervallo della mia lezione alla Facoltà di Filosofia, sedevo esausto alla cattedra, cercando di racimolare le ultime energie per la seconda ora di lezione.

Il giorno prima ero partito per São Paulo, per una conferenza che avrei tenuto la sera alle 19. Per alcuni problemi burocratici dell’università che mi aveva invitato, dovevo essere a São Paulo al mattino. Conosco persone per le quali l’aereo è come un autobus, ma per me è sempre uno stress. Arrivo quindi, dopo un’ora e un quarto di volo, a São Paulo, città di venti milioni di abitanti, di lunedì con la pioggia… Attendo quaranta minuti il mio turno per un taxi (e mi dicono che è nulla in confronto a quello che stava accadendo dal lato degli arrivi internazionali…) e poi quasi due ore in macchina per raggiungere il centro (ero ospite in una traversa dell’Avenida Paulista, il cuore commerciale di São Paulo). Svolgo tutte le formalità burocratiche insieme al professore che mi ha invitato, prendo tanta pioggia ma tanta pioggia come da anni non mi accadeva (il giovane professore è un paulista doc, ci tiene a farmi vedere tutto il centro di São Paulo a piedi…) e, non essendo più agile e scattante come una volta, la sera sono distrutto. La conferenza trova un pubblico molto interessato e con le domande facciamo le 22. Ovviamente stava ancora piovendo. Al mattino, sveglia alle 6 per riprendere il primo volo utile per tornare a Belo Horizonte, perché alle 14 ho appunto lezione… E la faccio.

Mentre cercavo, quindi, di riorganizzare le idee, entra nella sala un ragazzo. “È lei che da il corso su san Tommaso?”. “Sì, rispondo, ma oggi è la penultima lezione…”, come dire “se vuoi iscriverti, filho, é un po’ tardi!”. Ma lui mi risponde che voleva solo vedere la mia faccia. Dentro di me inizia un turbinare di sentimenti: sta provocando? È qualche “teologino della libertazionina” che vuole un paio di sberle epistemologiche? Le facoltà di Filosofia qui in Brasile sono fucine di mentalità rivoluzionaria, culle di decostruzionismo e marxismo; in effetti il mio corso su Tommaso può essere letto come un affronto. Invece nulla di tutto questo. Voleva solo raccontarmi la sua storia.

Cinque anni fa lavorava ancora come assistente muratore e, nelle ore libere, come ragazzo delle pulizie. Aveva vissuto solo con la sua mamma fino a una decina di anni prima, quando questa era deceduta e lui aveva vissuto da solo dovendosi arrangiare. La vita non è facile, cerca nella fede una forza, ma tutto è molto confuso. Arriva anche a pensare, soprattutto nei momenti di vuoto dopo la morte della mamma, anche al suicidio. Un giorno, facendo le pulizie in casa di un “signore ricco”, portando fuori la spazzatura vede nel sacco due libri che questo signore aveva buttato. Era un’apologia di Socrate e il primo volume di Introduzione alla filosofia di Jacques Maritain. Comincia a leggerli, a rileggerli: e inizia a sentire come quella lettura lo conforti, si commuove con le parole di Socrate, inizia a “ragionare in modo più ordinato” leggendo Maritain. Finisce che da quei due libri ne legge altri e poi altri ancora, fino a che riceve una borsa di studio e, completati gli studi di base, entra nella Facoltà di Filosofia dove insegno, e completa la graduação (la laurea breve) con una tesina finale su E.Gilson. Oggi insegna in una scuola superiore e mette via i risparmi per pagarsi il proseguimento degli studi. Poiché i corsi su san Tommaso sono rari, voleva semplicemente incontrare uno dei pochi che ne parla in questo posto.

Ho dovuto interrompere la conversazione perché era ora di riprendere la lezione. Ammetto che le energie che cercavo, non so perché, ma me le sono ritrovate. E la lezione è scorsa via leggera leggera.

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