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Un altro testo di padre Malachia

Domenica scorsa ho celebrato un battesimo. È qualcosa che non finisce di commuovermi.
Quell’esserino, quando a nome della Chiesa di Dio gli ho detto che lo accoglievamo con gioia, ha sgranato gli occhioni e mi ha fatto sentire dentro una grande dolcezza.

Al mattino avevo partecipato alla Prima comunione di un’altra bambina, che avevo battezzato io 8 anni fa… vestita di bianco, irraggiando profumo come avevo letto in tante descrizioni di prime comunioni antiche, con un sorriso compito ma che avrebbe sciolto qualsiasi lapicordia… E anche io mi sentivo levatore: i suoi genitori l’avevano generata alla vita, io sono stato il levatore dall’utero della Chiesa, che è il fonte battesimale.

Le letture del battesimo erano quelle del giorno, stupende. La battaglia contro gli Amalek in perenne stato di guerra si vince con la preghiera; e quando lo scoraggiamento minaccia di prenderti e “di farti cadere le braccia” ci saranno sempre degli Aronne o dei Cur − accanto a te, oppure nel silenzio di un monastero o tra i grani del Rosario di una vecchietta in qualche sperduto angolo del mondo − che le sosterranno. E san Paolo a Timoteo: conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia. E ho detto, riferendomi ai genitori del piccolo e ai presenti con bambini piccoli: “Che bello poter conoscere le Scritture fin dall’infanzia! Che cosa stupenda avere la fortuna che qualcuno ci insegni le Scritture fin da piccoli”. E il vangelo della vedova importuna? Con la necessità di pregare sempre, ossia, come dice Agostino, di coltivare sempre il desiderio di Dio, vero modo di una preghiera senza interruzione!

Terminata la Messa si è avvicinata una signorina, professoressa di letteratura con tanto di dottorato, che mi rimprovera: “Nell’omelia hai discriminato i bambini che non hanno ricevuto le Scritture da piccoli, e probabilmente erano presenti persone che non credono: io non avrei detto quelle cose”.

E in un attimo ma come accade spesso/cambiò il volto di ogni cosa/cancellarono di colpo ogni riflesso/le tendine in nylon rosa/Mi chiamò la strada bianca/ “Quant’è?” chiesi, e la pagai/le lasciai un nichel di mancia/ presi il resto e me ne andai.

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