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Di fronte a certi fenomeni che osservo, cercando di mettere in pratica quanto dice Gandalf a Frodo, ossia di non lamentarmi del tempo in cui mi tocca vivere ma di vedere cosa posso fare di questo tempo a me concesso, io non posso fare a meno di cercare di capire. Il fenomeno, quotidiano, con il quale mi scontro (nell’attività di insegnamento)è la incapacità galoppante di comprendere le cose da parte delle persone. Non è il vecchio analfabetismo né la “classica” ottusità. È qualcosa di più spaventoso, perché chi ne è affetto pare conservare le capacità cognitive, ma è come “indurito”. Quello che succede mi pare si avvicini alla frase di Aristofane che un professore di Storia antica, in un film (“Il club degli Imperatori”), cita a un suo alunno che, pur dotato, non ha voglia di fare nulla e che non fa altro che prenderlo in giro: «La gioventù invecchia, l’immaturità si perde via via, l’ignoranza può diventare istruzione, l’ubriachezza sobrietà ma la stupidità rimane per sempre». Solo che io non mi rassegno solo alla battuta. Voglio capire le radici del fenomeno. Mi ha aiutato molto un consiglio che Olavo diede molto tempo addietro, quello di studiare il lavoro di Reuven Feuerstein, un pedagogo romeno che ha sviluppato dei sistemi di apprendimento per persone con difficoltà cognitive. Le 28 deficienze possibili dell’intelligenza, sia nel ricevere le informazioni, sia nell’elaborarle, sia nel comunicarle, mi hanno aperto un campo immenso di riflessione. Vi trovo descritti tanti miei interlocutori e mi fanno capire qualcosa di tante e tante discussioni su forum e blog…

(Traggo il testo che segue da una traduzione in portoghese qui in attesa di trovare l’originale)

“Le deficienze che risultano dalla mancanza di apprendimento mediata sono più periferiche che centrali, e riflettono attitudine e motivazione insufficiente, mancanza di abitudini di lavoro e schemi di apprendimento invece di incapacità strutturali e di elaborazione. Evidenze della reversibilità del fenomeno sono state trovate in lavori clinici e sperimentali − specialmente attraverso la valutazione dinamica − (“Learning Potential Assessment Device” – LPAD). Anche il LPAD ci ha messo in grado di stabilire un inventario di funzioni cognitive sottosviluppate, sviluppate poveramente o indebolite. Le abbiamo elencate secondo i livelli di Input, Elaborazione, Output.

Input

Le funzioni cognitive indebolite che affettano il livello di input includono debolezze quantitative e qualitative dei dati raccolti dall’individuo, nel momento in cui viene confrontato da un problema, da un oggetto o da un’esperienza. Includono:

1. Percezione confusa.

2. Comportamento nella ricerca non-sistematico, impulsivo e equivocato

3. Mancanza, o debolezza, di strumenti verbali capaci di discriminare (ad esempio, oggetti, eventi, relazioni, etc, non possiedono nomi appropriati).

4. Mancanza, o debolezza, di orientamento spaziale; la mancanza di sistemi stabili di riferimento indeboliscono lo stabilire una organizzazione topologica ed euclidea dello spazio.

5. Mancanza, o debolezza, di concetti di tempo.

6. Mancanza, o debolezza, di conservazione di costanti (misura, forma, quantità, orientamento) mediante la variazione di fattori.

7. Mancanza, o deficienza, di precisione e acutezza dei dati raccolti.

8. Mancanza della capacità di considerare due o più fonti di informazione (o di ipotesi) al medesimo tempo; questo riflette che i dati vengono trattati di forma isolata, invece di fatti organizzati in un tutto.

La gravità della debolezza a livello di input possono anche affettare il funzionamento dei livelli di Elaborazione e di Output, ma non necessariamente.

Elaborazione

Le funzioni cognitive indebolite che affettano il livello di Elaborazione includono quei fattori che impediscono una valutazione efficiente dell’informazione e dei suggerimenti :

1. Percezione non adeguata nel definire un problema esistente

2. Incapacità di selezionare aspetti rilevanti e non rilevanti nella definizione di un problema

3. Mancanza di un comportamento comparativo spontaneo, o limitato nella sua applicazione.

4. Campo psichico ristretto, mediocre.

5. Comprensione parziale della realtà.

6. Mancanza o debolezza della necessità di ricercare evidenze logiche

7. Mancanza, o debolezza, di interiorizzazione.

8. Mancanza, o debolezza, nel pensiero ipotetico-inferenziale”, pensiero “E se…?”

9. Mancanza o debolezza nelle strategie per controllare ipotesi

10. Mancanza o debolezza nella capacità di strutturare un comportamento adeguato per trovare la soluzione a un problema.

11. Mancanza o debolezza di pianificazione.

12. Non elaborazione di certe categorie cognitive perché i concetti verbali necessari non fanno parte dell’individuo, o non sono mobilizzati a livello espressivo.

Pensare normalmente si riferisce a elaborare suggestioni. Queste possono essere originali, creative e, sebbene correttamente elaborate, possono generare delle risposte sbagliate, perché sono state basate su informazioni inadeguate o inappropriate a livello di Input.

Output

Le funzioni indebolite che affèttano il livello di Output includono quelle che portano a una comunicazione inadeguata delle soluzioni trovate. Si noti che informazioni correttamente percepite ed elaborazioni appropriate possono essere espresse scorrettamente.

Si deve notare che, anche dati ed elaborazioni corrette, possono avere una loro soluzione espressa scorrettamente, se esistono difficoltà a questo livello:

1. Modalità egocentriche di comunicazione.

2. Difficoltà nella proiezione di relazioni virtuali.

3. Blocchi.

4. Tentativi non adeguati di rispondere.

5. Mancanza o debolezza di strumenti per comunicare in modo adeguato le risposte elaborate

6. Mancanza o debolezza nella necessità di precisione o di acutezza nella comunicazione delle risposte

7. Deficienza nella trasposizione visiva.

8. Comportamento impulsivo.

I tre livelli distinti sono stati concepiti in modo da dare un qualche ordine alla matrice delle funzioni cognitive deficienti in situazioni di carenza culturale. Però, c’è una interazione che avviene tra i livelli, che è di importanza vitale per comprendere l’estensione e la penetrazione della disfunzione cognitiva.

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