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La logica dell’isteria

Olavo de Carvalho, Diario de Comércio 19 novembre 2013

Originale portoghese da Midiasemmascara

Essendo impossibile il socialismo perfetto, le sue imperfette incarnazioni successive saranno sempre e necessariamente considerate “di destra” paragonate alle versioni ideali future, in modo che la colpa dei suoi crimini e delle sue miserie dovrà sempre essere imputata automaticamente alla destra, al capitalismo, ai maledetti liberali e conservatori. Dal fondo del Gulag, dal cimitero o dall’esilio, questi saranno sempre gli autori del male che i comunisti hanno compiuto.

Questo è uno dei precetti più essenziali e costanti nella logica rivoluzionaria. Corrisponde, in pratica, al diritto illimitato di delinquere, di rubare, di uccidete e di produrre ogni sorta di orrori e miserie, con la garanzia non solo dell’impunità, ma di una coscienza eternamente pulita, sempre più pronta a sollevare il dito accusatore quanto maggiori sono le colpe oggettive che porta con sé.

È impossibile non percepire l’identità perfetta tra questo vizio strutturale del pensiero e il tratto più caratteristico della mentalità psicopatica, che è l’assenza di colpa o di pentimento, il cinismo perfetto di chi si sente una vittima innocente nello stesso istante in cui si prodiga nella violenza, nella menzogna e nella crudeltà.

Gli psicopatici non sono malati di mente né persone incapaci. Sono uomini intelligenti e astuti senza coscienza morale. Sono criminali per vocazione. Gli unici sentimenti morali che hanno sono il culto della propria grandezza e l’autopietismo: le due forme, attiva e passiva, dell’amor proprio portato alle ultime sue conseguenze.

Essi non hanno sentimenti morali, ma sanno percepirli e produrli negli altri, sui quali acquisiscono così il potere di un super-ego dominatore e manipolatore che neutralizza le funzioni normali della coscienza individuale e le sostituisce per abitudini coatte di percezione, collettive e uniformi, favorevoli agli obiettivi della politica psicopatica.

Solo per questo non si potrebbe dire che tutti i leaders e intellettuali comunisti siano psicopatici. Come ha osservato lo psichiatra Andrew Lobaczewski nel suo studio sulla elite comunista polacca, un piccolo gruppo di psicopatici basta per attrarre un vasto circolo di collaboratori e militanti e instillare in essi tutti i sintomi di una falsificazione isterica della percezione. L’isterico non crede in quello che vede, ma in quello che dice e ripete. La sua esperienza diretta della realtà è sostituita da una standardizzazione compulsiva che vede sempre le cose dalla stessa angolazione e non riesce nemmeno a immaginare che possano essere viste in altra maniera: la mera tentazione di farlo, anche per un istante, è repressa automaticamente o respinta con orrore.

Solo un piccolo circolo alla sommità del movimento comunista si compone di autentici psicopatici. La maggioranza, dal secondo livello in poi, è di isterici. Erik von Kuehnelt-Leddihin ha estesamente documentato il ruolo dell’isteria nella militanza sinistrista in generale, ma Lobaczewski ha scoperto che questa isteria non è causa sui: è il prodotto dell’influenza penetrante e quasi irresistibile che gli psicopatici esercitano sulle menti deboli, scambiando la loro percezione naturale del mondo e di se stesse con una “seconda realtà” − per usare un’espressione di Robert Musil – dalla quale possono riemergere solo attraverso un salto intuitivo temibile e umiliante che costerà loro, tra l’altro, la perdita dei legami di solidarietà gruppale, base della loro precaria sussistenza psicologica.

Gettare le proprie colpe sugli altri è, nello psicopatico, un istinto innato e una delle basi del proprio potere personale. Nell’isterico, è un abito acquisito, un riflesso difensivo e uno strumento di integrazione nella comunità che lo protegge. Negli psicopatici, è una forza, Negli isterici, un segnale di debolezza. Non meraviglia che i primi ne facciano uso con astuzia e calma, i secondi con totale mancanza di controllo, portando l’invenzione fino all’ultimo limite del ridicolo e della allucinazione.

Ma il dott. Lobaczewski va ancora un poco più a fondo nella analisi del fenomeno. Quando la militanza orientata dagli psicopatici ascende alla condizione di potere politico e culturale egemonico, la deformazione isterica diventa il modo dominante di pensare e si sparge per tutta la società, infettando perfino i gruppi e gli individui estranei od ostili al movimento rivoluzionario.

Proviene da qui la contaminazione del linguaggio dei commentatori “di destra” per causa della magia isterica di tentare di invertire le proporzioni della realtà mediante la semplice inversione delle parole. Quando dicono che Lula o Dilma sono “di destra”, i signori José Nêumanne Pinto e Demétrio Magnoli, uomini non certo sospettabili di collaborazione cosciente con l’establishment sinistrista, provano soltanto che sono vittime incoscienti di questa contaminazione. Per definizione, ogni governo “di transizione” verso il socialismo è meno socialista, e quindi più di destra, del suo successore atteso, così come ogni socialismo reale è meno socialista, e quindi più di destra, di qualsiasi socialismo ideale. Vedere in questo la prova di un autentico essere di destra, trasformando una differenza di grado in una identità di essenze è un errore logico così grossolano, che solo ha senso come menzogna psicopatica o scimmiottatura isterica. Lo psicopatico vive del creare impressioni, l’isterico vive del loro assorbimento, imitazione e propagazione. I sigg. Nêumanne e Magnoli vogliono dare l’impressione che il petismo (da PT, il partito di Lula e Dilma, NdT) è cattivo. Per questo, assorbono, imitano e propagano lo stereotipo verbale creato da psicopatici comunisti per salvare automaticamente la reputazione della sinistra dopo ogni suo fiasco, in modo che essa possa ripeterlo di nuovo e di nuovo ancora. Combattono il petismo di oggi fomentando il petismo di domani.

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