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1Prima di Natale sono stato alcuni giorni a Fatima, con padre Malachia. Percorrendo il sentiero dei pastorelli (nella foto) che ci portava alle case di Jacinta Francisco e Lucia abbiamo avuto un interessante scambio di vedute, di cui alcuni punti vorrei condividere in questa sede. Il primo è ovviamente il ruolo della Russia nei messaggi della Madonna. Notavamo come non solo si sia avverato pienamente quanto detto dalla Signora del Cielo (“…altrimenti la Russia spargerà i suoi errori etc.”) ma come il ruolo sempre più forte che la Russia di Putin sta avendo sulla scena internazionale mostri come, al di là di ogni dubbio e al di là di ogni intepretazione neutralizzante si voglia dare a Fatima,  il messaggio abbia ancora intatta la sua attualità sconcertante. Padre Malachia mi faceva notare come alcuni ingenui (ha usato un termine più toscano, anche lui, che non riporto benché più colorito) abbiano pensato addirittura che l’opposizione che Putin sta facendo al gaysmo e alle cretinate occidentali che in Russia ricevono delle inequivocabili manganellate, siano i segni della conversione avvenuta della Russia. Ho ricordato allora il famoso dibattito tra Olavo e A.Dugin avvenuto alcuni anni fa, nel quale emersero molti  punti che adesso, come sempre!, sono sotto gli occhi di tutti ma che allora fecero gridare al complottismo etc. molti di coloro che lessero i resoconti di quel diaologo che pubblicai e che inviai privatamente ad alcuni. Ebbene, fa parte del programma eurasiano mostrarsi come i difensori dei Valori Tradizionali davanti al putridume morale “occidentale” (e, notava padre Malachia, notiamo l’identificazione dell’occidente cristiano-cattolico con il putridume che è stato invece procato dal rifiuto del cristianesimo e dalla guerra intenzionale contro di esso! La classica inversione rivoluzionaria…) proprio perché la distruzione dell’Occidente è parte del progetto eurasiano (e non è complotto! Basta leggere Dugin! Come bastava aver letto Mein Kampf per sapere del programma del caporale austriaco A.Hitler! Ma siamo in piena sindrome di Titti e si ha paura della nostra paura…). Così ho deciso di tradurre questo articolo di Olavo. (I- continua)

Il futuro che la Russia ci promette

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 23 de maio de 2011

Il prof. Alexandre Duguin, alla testa della élite intellettuale russa che oggi modella la politica internazionale del governo Putin, dice che il grande piano della sua nazione è restaurare il senso gerarchico dei valori spirituali che la modernità ha sotterrato. Per le persone di mentalità religiosa,scioccate dalla volgarità brutale della vita moderna, la proposta può suonare assai attraente. Solo che la realizzazione dell’idea passa per due tappe. Primo, è necessario distruggere l’Occidente, padre di tutti i mali, mediante una guerra mondiale, fatalmente più devastante delle due anteriori. Poi sarà instaurato l’Impero mondiale Eurasiano, sotto la guida della Santa Madre Russia.

Quanto al primo punto: la “salvezza per mezzo della distruzione” è uno degli slogan più costanti del discorso rivoluzionario. La Rivoluzione Francese promise di salvare la Francia mediante la distruzione dell’Ancien Régime: e invece la condusse di caduta in caduta fino al rango di potenza di seconda categoria. La Rivoluzione Messicana promise di salvare il Messico grazie alla distruzione della Chiesa Cattolica: l’ha trasformato in un fornitore di droghe per tutto il mondo e fornitore di miserabili per l’assistenza sociale americana. La Rivoluzione Russa promise di salvare la Russia con la distruzione del capitalismo: e la trasformò in un cimitero. La Rivoluzione Cinese promise di salvare la Cina con la distruzione della cultura borghese: l’ha trasformata in un mattatoio. La Rivoluzione Cubana promise di salvare Cuba con la distruzione degli usurpatori imperialisti: l’ha trasformata in una prigione di mendicanti. I positivisti brasiliani promisero di salvare il Brasile con la distruzione della monarchia: uccisero l’unica democrazia che c’era nel continente e gettarono il paese in una successione di golpes e dittature che finirono solo nel 1988 per far posto a una dittatura più moderna con un altro nome.

Ora il prof. Duguin promette di salvare il mondo con la distruzione dell’Occidente. Sinceramente, preferisco non sapere cosa verrà dopo. La mentalità rivoluzionaria, con le sue promesse autorimandabili, così pronte nel trasformarsi nel loro contrario con la faccia più innocente del mondo, è il più grande flagello che si sia mai abbattuto sull’umanità. Le sue vittime, dal 1789 a oggi, non sono meno di 300 milioni di persone − più di quanto tutte le epidemie, catastrofi naturali e guerre tra nazioni abbiano mai ucciso dall’inizio dei tempi. L’essenza del suo discorso, come credo di aver già più volte dimostrato, è l’inversione del senso del tempo: inventare un futuro e reinterpretare alla sua luce, come se fosse una premessa certa e arciprovata, il presente e il passato. Invertire il processo normale della conoscenza, passando a intendere il conosciuto per mezzo dello sconosciuto, il certo per mezzo del dubbioso, il categorico per mezzo dell’ipotetico. È la falsificazione strutturale, sistematica, ossessiva, ipnotica. Il prof. Duguin propone l’Impero Eurasiano e ricostruisce tutta la storia del mondo come se fosse una lunga preparazione all’avvento di questa bellissima cosa. È un rivoluzionario come qualunque altro. Soltanto, immensamente più presuntuoso.

Quanto all’Impero Mondiale Eurasiano, con un polo orientale sostenuto nei paesi islamici, in Giappone e Cina, e un polo occidentale nell’asse Parigi-Berlino-Mosca, non è affatto un’idea nuova. Stalin aveva preparato lo stesso progetto e fece di tutto per realizzarlo, fallendo soltanto perché non riuscì, in tempo, a creare una flotta marittima con le dimensioni necessarie per realizzarlo. Sbagliò nel timing: diceva che gli USA non avrebbero passato gli anni ’80. Chi invece non li passò fu l’URSS.

Poiché il prof. Duguin adorna il suo progetto con l’appello ai valori spirituali e religiosi, al posto dell’internazionalismo proletario che legittimava le aspirazioni di Stalin, sembrerebbe logico ammettere che la nuova versione del progetto imperiale russo è qualcosa come uno stalinismo di destra.

Ma la cosa più ovvia nel governo russo è che i suoi membri sono gli stessi che dominavano il paese al tempo del comunismo. In pratica è il personale del KGB (o FSB, tanto il periodico cambiamento di nomi non ha mai mutato la natura di questa istituzione). Peggio ancora, è il KGB con un potere brutalmente maggiorato: da un lato, se nel regime comunista c’era un agente della polizia segreta ogni 400 persone, oggi ve n’è uno ogni 200, caratterizzando la Russia, senza dubbio, come uno stato poliziesco; dall’altro, la spartizione delle proprietà statali tra agenti e collaboratori della polizia politica, che si trasformarono dal giorno alla notte in “oligarchi” senza perdere i loro vincoli di sottomissione al KGB, concede a questa entità il privilegio di attuare in Occidente, sotto strati e strati di travestimenti, con una libertà di movimento che sarebbe stata impensabile ai tempi di Stalin o di Kruschov.

Ideologicamente, l’eurasismo è differente dal comunismo. Ma l’ideologia, come diceva lo stesso Karl Marx, è solo un “vestito di idee” per coprire uno schema di potere. Lo schema di potere in Russia ha cambiato vestito, ma continua lo stesso − con le stesse persone negli stessi posti, che esercitano le stesse funzioni, con le stesse ambizioni totalitarie di sempre.

L’Impero Eurasiano ci promette una guerra mondiale e, come risultato di questa, una dittatura globale. Alcuni dei suoi adepti sono arrivati a chiamarlo “l’Impero della Fine”, una evocazione chiaramente apocalittica. Dimenticano solo di notare che l’ultimo impero prima del Giudizio Finale non sarà altro che l’Impero dell’Anticristo.

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