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Un’osservazione e due note

Olavo de Carvalho,

Midiasemmascara 5 gennaio 2014

Fino a oggi nessuno ha risposto in modo soddisfacente − e mai vi potrà rispondere − alla mia osservazione che il socialismo-comunismo è la fusione di potere politico e potere economico, e quindi un formidabile aumento dei mezzi di controllo sociale e oppressione. Ho già ascoltato ogni tipo di insulto quando dico questo, ma nessuna confutazione.

Nessuno risponderà nemmeno alla constatazione di Hans-Hermann Hoppe sul fatto che il passaggio dalle antiche monarchie verso il repubblicanesimo democratico ha portato il deterioramento della vita sociale, l’aumento esponenziale della criminalità e la scalata senza fine dell’intervenzionismo statale.

Non c’è un solo avvocato della democrazia contro il socialismo che non sia cosciente di difendere niente di più che un male minore. Alcuni, in fondo, riconoscono perfino che il male minore è soltanto un cammino un po’ più lungo per il male maggiore. Ciò li pone in una posizione di svantaggio nel confronto con socialisti e comunisti, che non devono rendere conto di nulla alla realtà storica e che in generale sono proprio degli psicopatici insensibili a qualsiasi scrupolo di coscienza. Ma in ogni caso è meglio parlare con freno in bocca che non parlare affatto.

Il problema, in fondo, è che sia la democrazia quanto il socialismo sono figli della mentalità rivoluzionaria, ossia: entrambi consistono essenzialmente nel fare promesse che non possono mantenere. Entrambe rifiutano in modo categorico l’antica nozione che diceva che il corso delle cose dipende da fattori incontrollabili e proclamano che “l’uomo” deve prendere in mano il suo proprio destino − dimenticando che, in pratica, la cosa finisce sempre immancabilmente nel fatto che alcuni pochi uomini passeranno a decidere il destino degli altri.

Nella maggioranza dei casi, la crescita dei mezzi di oppressione non dipende da nessuna scelta politica, ma dal semplice progresso della scienza e della tecnica. L’intercettazioni generalizzate che tanto scandalizza il pubblico, gli aerei teleguidati con telecamere che passano al setaccio l’interno delle case, i semplici archivi elettronici di informazioni che pongono tutti alla mercé di ricatti governativi sono avanzi tecnici formidabili, la cui creazione è costata così cara che solo lo Stato ha potuto finanziarla, cosa che fa immediatamente del cittadino l’inerme vittima dell’alleanza inevitabile tra conoscenza scientifica e potere, trasformando in una barzelletta macabra la promessa illuminista che diceva che la scienza avrebbe liberato l’umanità dall’oppressione e dalle tenebre. Nessuno di questi processi, che superano infinitamente le più folli ambizioni di potere assoluto di Hitler e Stalin, dipende da un’adesione ideologica al socialismo o alla democrazia capitalista. In qualsiasi luogo vi sia uno Stato, questo ha al suo servizio le tecnologie più costose e la stessa complessità crescente dell’amministrazione pubblica lo forzerà a usarle, prima o poi. Così, continua ovunque a compiersi, anche dopo l’estinzione dei grandi regimi totalitari, la profezia di Jacob Burckhardt, annunciata alle porte del XX secolo: “L’autorità rialzerà la testa, e sarà una testa spaventosa”.

In modo ancora più chiaro, è lo stesso progresso della tecnologia che rende possibile il controllo del flusso delle informazioni, riducendo la massa popolare a uno stato di ignoranza a volte completa sul reale stato di cose. Con o senza questo nome, la censura, la soppressione di fatti indesiderati, è diventata routine per i grandi mezzi di informazione democratici internazionali come una volta lo era nellìURSS e ancora lo è nel comunismo cinese. È difficile che il KGB abbia mai intrapreso un’operazione di silenziamemto così vasta e così di successo come quella dell’occultamento dei falsi documenti di Barack Hussein Obama operata dai mass-media americani o la completa invisibilità del Foro de São Paulo, per sedici anni, nei giornali e nelle televisioni brasiliane.

Fino a quando l’umanità non capirà che coloro che la stimolano a “prendere in mano le redini del proprio destino” stanno solo suggerendo che essa le consegni nelle loro mani, le prospettive di libertà nel mondo intero continueranno a rarefarsi sempre di più, e la stessa libertà di percepirlo sarà esercitata da un numero sempre minore di persone.

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